Il lavoro delle donne

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Il lavoro delle donne

Il lavoro delle donne

Dal 3 novembre fino a fine anno, le donne europee lavorano gratis.

È questa, secondo i dati UE, la misura concreta della differenza salariale tra uomini e donne nel nostro continente: a parità di impiego, le donne guadagnano un 16,3% in meno degli uomini. Ma perché? La Mother on phone while writing notes by daughter drawing at deskCommissione Giustizia dell'Unione Europea ha individuato cinque circostanze che tentano di spiegare questa evidente disparità.

  1. Discriminazione sul luogo di lavoro. È proibita dall'Unione Europea e dalle leggi nazionali, ma la discriminazione delle donne sul luogo di lavoro è una pratica comune che spesso non trova opposizione, soprattutto in momenti in cui avere un lavoro è già, per molte, una conquista che non si può rischiare di perdere. Così le aziende, complici anche politiche miopi, tendono a investire nella formazione e nella crescita dei dipendenti uomini e a favorirli quando si tratta di distribuire premi o di riorganizzare l'azienda, considerando le donne potenziali dipendenti in permesso maternità.

  2. Tradizioni e ruoli di genere. Le tradizioni influenzano ancora in grande misura le scelte delle donne per quanto riguarda il proprio percorso formativo, l'impiego da cercare o la crescita lavorativa. Questo significa che molte donne scartano già in partenza percorsi più prestigiosi, e prevalentemente maschili, e rinunciano a priori alla carriera autoimponendosi un ruolo più tradizionale all'interno della famiglia.

  3. Conciliazione tra vita lavorativa e familiare. Gli impegni familiari (assunti per scelta o per obbligo) costringono molte donne a lavorare meno ore, e quindi a percepire uno stipendio inferiore. Il part-time è la prima opzione che consente di conciliare lavoro e famiglia, ma certo non favorisce lo sviluppo professionale. E anche se molte aziende concedono i permessi di paternità, è ancora una volta la tradizione a prevalere: sono le donne, in larghissima misura, a rinunciare alla carriera in favore della famiglia e di un tacito equilibrio di coppia in cui è quantomeno insolito che lei guadagni più di lui.

  4. Differenza di impieghi e settori tra donne e uomini. Un luogo comune molto difficile da sradicare riguardo alcuni lavori tradizionalmente femminili, come la cura sanitaria o la prima formazione, è che per svolgerli servano caratteristiche proprie e non capacità o competenze acquisite. E forse non è un caso se questi settori, quasi esclusivamente occupati da donne, siano tra i peggio pagati.

  5. Scarsa presenza ai vertici. Un elemento importante che rientra nella statistica è anche la presenza delle donne nei ruoli dirigenziali. Il sesso femminile è scarsamente rappresento ai vertici di enti e aziende; il che significa che le donne hanno difficilmente accesso (per i motivi di cui sopra) ai ruoli più prestigiosi e meglio pagati.


Questi dati devono far riflettere. Se è vero che non per tutte le donne la realizzazione lavorativa è una priorità e che spesso la famiglia viene al primo posto, non si può negare che spesso le donne siano vittime di discriminazioni sul lavoro e di tradizioni molto radicate che impediscono loro di seguire percorsi formativi più prestigiosi o di essere prese in considerazione per ruoli di maggiore responsabilità. Il nodo della questione sta nella libertà della donna di scegliere, cosa che purtroppo ancora oggi, in Europa, non è possibile.

 

Eleonora Cadelli

 
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