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Gender: facciamo chiarezza

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Cosa significa “Gender”? È una parola inglese che significa “genere”. “La distinzione di genere, in termini di appartenenza all’uno o all’altro sesso, non in quanto basata sulle differenze di natura biologica o fisica ma su componenti di natura sociale, culturale, comportamentale”(1).

Perché usiamo questo termine in questo contesto? Tutto parte dai “Gender studies” o “studi di genere”. Questi si danno il compito di identificare e studiare quali siano gli elementi sociali e culturali che prevedono che uomini e donne si debbano comportare in un determinato modo, fare determinati lavori, ricoprire determinati ruoli. Inoltre promuovono un cambiamento ed un’evoluzione verso una società più aperta, inclusiva, in cui le categorizzazioni cedano il posto alle inclinazioni, aspirazioni e capacità individuali.

Cercano, ad esempio, di capire perché sgridiamo un bambino che gioca con pentole e fornelli o una bambina che gioca con le costruzioni. Capire perché gli/le diciamo “quello è un gioco da femmine/da maschi”. E ci spiegano che facendo così gli/le impediamo di scoprire, esplorare conoscere e conoscersi. Può essere che da quel gioco si sviluppi un vero interesse in quell’ambito, che potrebbe sfociare in una vera e propria carriera. O magari no. Ma impedire ad un/a bambino/a di esplorare e conoscere sé stesso/a è sempre controproducente. E se il vostro timore è che possa diventare omosessuale o transessuale, tranquilli, non esiste alcuna correlazione fra giochi infantili e identità sessuale o di genere.

Che differenza c’è tra identità sessuale e identità di genere?  L’identità o orientamento sessuale indica “l’attrazione emozionale, romantica e/o sessuale di una persona verso individui dello stesso sesso (omosessualità), di sesso opposto (eterosessualità) o entrambi (bisessualità)” (2).

Il termine identità di genere indica “il genere in cui una persona si identifica (cioè, se si percepisce uomo, donna, o in qualcosa di diverso da queste due polarità) e non deriva necessariamente da quella biologica della persona, e non riguarda l’orientamento sessuale”(3).

Cosa si intende con “Teoria Gender”? Con questa espressione si descrive la presunta azione di una lobby, principalmente composta da persone/associazioni LGBT (lesbiche, gay, bisessuali e transessuali), che avrebbe lo scopo di eliminare le differenze biologiche fra i generi. La finalità è da chiedere a chi avanza queste, quantomeno, pittoresche ipotesi.

Quando e perché nasce la “Teoria Gender”? Questa espressione è comparsa in alcune pubblicazioni uscite sotto l’egida del Pontificio Consiglio per la Famiglia nei primi anni 2000. Ha acquisito sin da subito un’accezione negativa ed ha lo scopo di “delegittimare, ad un tempo, le analisi e le ricerche che studiano le forme di naturalizzazione delle norme sessuali e le rivendicazioni politiche portate dai movimenti femministi e lgbt/q per contrastare e ridurre le forme di interiorizzazione materiale e simbolica subite dai minoritari sessuali“(4).

Cioè vuole limitare il crescente impatto che questi studi ed i movimenti di difesa dei diritti di tutti coloro che non rientrano nella categoria del “maschio bianco eterosessuale” stanno avendo sulla società ed i loro successi a livello politico (leggi sulla la parità di retribuzione, contro l’omo-transfobia, sul congedo parentale, ecc.).

Perché se ne parla tanto? Si usa la “teoria gender” come spauracchio per portare avanti una politica reazionaria e conservatrice che vuole impedire l’approvazione di leggi che tutelino e riconoscano i diritti delle minoranze e che permettano alla società di fare un passo avanti verso l’emancipazione da concezioni e strutture socio-culturali antiquate e anacronistiche. Concezioni e strutture su cui poggiano le basi del potere confessionale.

In questo quadro si inscrive la polemica sull’introduzione nei programmi scolastici dell’insegnamento del gender, che paventa l’insegnamento dell’omosessualità, della masturbazione, e dell’inesistenza delle differenze fra maschio e femmina.

Nel testo della riforma “Buona Scuola” si parla solo dell’impegno a “l’attuazione dei principi di pari opportunità, promuovendo nelle scuole di ogni ordine e grado l’educazione alla parità tra i sessi, la prevenzione della violenza di genere e di tutte le discriminazioni” (5). Inoltre il ministero è intervenuto per smentire questa falsità. Questo ci dà il polso di quale si il grado raggiunto da questa isteria allarmistica.

L’intento è quello di educare al rispetto e all’accoglienza: dell’altro e di sé. Se la scuola potesse fornire gli strumenti e la serenità con cui poter affrontare le questioni relative alla propria identità sessuale e/o di genere, credo che il tasso di suicidi fra gli adolescenti che devono fare i conti con una realtà, sociale e famigliare, ostile, discriminatoria e respingente, potrebbe decisamente diminuire.

In buona sostanza la teoria gender non esiste, non c’è nessuna volontà di distruggere la società nella quale viviamo, né di indottrinare i bambini a qualcosa che non esiste. Semmai c’è il proposito di prendere atto della realtà sociale per quella che è e creare un ambiente in cui le persone non si sentano minacciate ma anzi accolte e protette nell’essere e nell’esprimere se stesse.

 

Antonio Pauletta

 

Note e riferimenti:

(1) definizione del Vocabolario Treccani

(2) definizione della Società Italiana di Sessuologia

(3) definizione della Società Italiana di Sessuologia

(4) S. Garbagnoli, «L’ideologia del genere»: l’irresistibile ascesa di un’invenzione retorica vaticana contro la denaturalizzazione dell’ordine sessuale, pubblicato in AG, About Gender – Journal of Gender Studies, Vol. 3 N° 6, 2014, p. 250

(5) Legge 107/2015, pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 13/07/2015



Mi sono laureato in scienze internazionali e diplomatiche, ma la mia vera passione era il palcoscenico. Appena me la sono sentita ho mollato la vita confortevole dell'impiegato per perseguire il mio sogno. E dopo anni di studio sui libri, ho finalmente cominciato a sperimentare e a vivere il e con il corpo. Ho imparato che i nostri muscoli, le nostre cellule ne sanno e ne capiscono molto più della nostra testa. Ho scoperto così l'anima e il cuore. Mi piace scoprire, capire, approfondire. Amo il buonvivere e mi sento a mio agio in giacca e cravatta e con addosso solo vento e sole.


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