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Hot Story. Occhi di fuoco

La storia di Samanta.

Mentre guardavo la folla i miei occhi incontrarono quelli di un ragazzo, mi guardava così intensamente da mettermi in imbarazzo. Non riuscivo però a distogliere il mio sguardo dal suo. Mi sembrava che volesse entrarmi nella testa e denudarmi di ogni certezza, violare la mia zona privata e leggere il mio io più profondo. Non riuscivo a interpretare quel caleidoscopio di emozioni che si nascondeva in uno sguardo infuocato. Ad un certo punto qualcuno mi venne addosso distraendomi da quello sguardo. Quando lo cercai di nuovo tra la folla non c’era più. Mi rammaricai di non aver fatto niente per conoscerlo.

Io e la mia amica Elena ci spostammo in un club vicino alla costa, secondo lei era un posto che dovevamo per forza vedere, soprattutto per l’aspetto architettonico del locale. Effettivamente, il terrazzo che si affacciava sul mare toglieva il respiro. Il club era stato progettato a ridosso della scogliera e si affacciava a strapiombo sul mare, la brezza e il buio della notte facevano venire le vertigini. Tutta questa sublime bellezza mi aveva fatto dimenticare per un attimo il mio uomo dagli occhi neri e profondi. Il vento mi accarezzava, appoggiata alla ringhiera del terrazzo. Ero stranamente serena. Fu allora che sentii la mia nuca in fiamme, mi voltai nella consapevolezza che sapevo chi avrei trovato di fronte a me.

Mi parlò con voce calda, calma, eccitante. Non era bello, ma aveva qualcosa nel suo modo di guardarmi che mi affascinava. Non c’era più il mio passato, solo il presente. Non mi chiese come mi chiamavo né di dove ero, né che lavoro facessi, come se non gli interessasse nulla di ciò che era di me prima di incontrare lui. Mi parlò di quello che vedeva in me, della solitudine che vedeva nei miei occhi. Sapeva già tutto di me. Sentivo che lo volevo, più di ogni altra cosa. Io lo ascoltavo in silenzio, commossa dall’intensità delle emozioni che mi faceva provare, mi sentivo pervasa ed è stato allora che mi baciò. Le sue labbra erano calde, la sua bocca sensuale e avida come se con quel bacio volesse prendersi buona parte di me. Quando lui si ritrasse mi sentii intontita, come se mi avesse rubato l’equilibrio e senza pensarci gli dissi che avevo bisogno di stare un po’ da sola con lui. Avvertii la mia amica.

Abitava in un loft vicino alla spiaggia, grandi spazi e scale che portavano a soppalchi. Al centro c’era un ampio salone con una grossa vetrata che dava sulla spiaggia. Prese due bicchieri ghiacciati e li riempi di un vino frizzante. Lui continuava a guardarmi e a studiarmi, mi sentivo ormai a mio agio, lo attirai a me aggrappandomi alla sua camicia, lo baciai con un impeto così violento… come se volessi capire che quello che stavo vivendo non era un sogno, ma realtà. Delicatamente mi tolse il vestito a fiori che indossavo, mi prese in braccio e mi distese sul divano bianco rivolto verso il blu del mare. Iniziò a sospirarmi all’orecchio quello che mi avrebbe fatto, con una delicatezza e con una lentezza quasi esasperante mi accarezzava il mio corpo con baci infuocati, prima il collo poi i seni, il ventre. Io ero inerte, ero soggiogata dal tumulto di passioni. Mi ritrovai nuda davanti a lui ancora vestito, era come se si prendesse cura di me del mio piacere, mi faceva sentire come se fossi stata l’unica al mondo. Piano piano iniziò a spogliarsi anche lui, io lo guardavo mentre lui continuava a fissarmi animale e protettiva. Senza rendermene conto lui era dentro di me, accompagnando sempre ogni suo movimento con frasi sussurrate che non facevano che aumentare il mio desiderio. Fu un viaggio, fantastico. I nostri corpi completamente sconosciuti si modellavano l’uno con l’altro, me lo ricordo come una sorta di esuberante passione data dall’ignoto, dal fuoco dettato dalla necessità del volere provare solo puro ed esclusivo piacere. Fu intenso, passionale. Una notte di sensi in libertà e istinto. Mi svegliai mattina seguente, lui non c’era, sul tavolo un bigliettino su cui c’era scritto: “Piacere, Luca“.

 

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