IL MAGAZINE SUL CICLO DI VITA DELLA COPPIA

 

Il DNA di Gesù

Alla nostra Redazione è arrivata questa lettera. Ci  ha dato l’impressione di poter essere uno spunto per un’aperta riflessione quindi la pubblichiamo ringraziando il nostro lettore Raffaele.

 

Tra pochi giorni festeggeremo il Santo Natale di Gesù Cristo.

Ma che DNA aveva Gesù Cristo?

Questa domanda mi sorge spontanea – quanto improvvisa – perché, se il Cristo era (cito dal Credo niceno-costantinopolitano) “Dio vero da Dio vero […] e per opera dello Spirito Santo si è incarnato nel seno della Vergine Maria e si è fatto uomo”, doveva, in quanto uomo reale, fatto di carne, avere un proprio patrimonio genetico.

Eppure, aveva ricevuto soltanto quello della madre! Perché un Dio trascendente che è “puro spirito” non richiede alcuna informazione genetica deputata all’organizzazione delle cellule che costituiscono un corpo vivente, non avendo un corpo, né cellule: non ha, né si serve, insomma, dei cromosomi sessuali che trasmettono la propria eredità genetica a dei figli.

Qualcuno obbietterà: Dio, se vuole, può avere un corpo, quindi delle cellule e dei cromosomi sessuali!

Sì, infatti così è stato quando si è incarnato in Gesù di Nazaret! Ma il corpo di Gesù, uomo vero, non virtuale, doveva per forza, o meglio, per la sua natura naturale, contenere metà del corredo genetico della madre e metà di quello del padre. Forse la metà maschile era quella di Giuseppe? Ma allora Gesù era figlio naturale di Giuseppe! (E questo sarebbe auspicabile, soltanto per rispetto alla dignità di Giuseppe.) E anche avendo ricevuto un genoma maschile qualsiasi, sarebbe stato figlio di un uomo: non di Dio.

Dunque?

Dunque, affidiamo la questione del corredo genetico del Figlio di Dio alla teologia dei teologi i quali, più che alla ragione, dovranno, credo, ricorrere al proprio spirito di fede, per risolverla.

Intanto, pensiamo a festeggiare questo Bambino; e senza tanti orpelli che gli sono estranei (Papa Francesco insegna), riflettendo cioè sul significato morale di un uomo che offre la propria vita per la salvezza di tutti noi – meritevoli o no, credenti o no – e che, tra le altre cose, ci rivela che l’amore universale, quello rivolto all’intero genere umano, trova sempre origine nell’amore semplice, intimo, quotidiano e ineffabile di due persone.

 

Raffaele Penocchio per Noi2 Magazine




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