Omogenitorialità: a che punto siamo coi diritti?

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Omogenitorialità: a che punto siamo coi diritti?

Omogenitorialità: a che punto siamo coi diritti?

Purtroppo neanche il 2015 è stato, per l'Italia, l'anno della svolta in fatto di diritti civili. Nessuna legge contro l'omo-transfobia. Nessuna legge sulle unioni civili né, tantomeno, sul matrimonio egualitario. Nulla in materia di omogenitorialità.

La nostra classe politica continua a vivere in un mondo parallelo dove queste realtà non esistono. Anzi, continua a non volersene occupare per timore di perdere il sostegno di certe lobby, queste sì, molto potenti ed influenti. Non come la millantata lobby gay che, anche se esistesse, visti gli scarsi risultati, farebbe preoccupare ben pochi.

Viene quindi lasciata ad altri responsabilità di tenere questo Paese ancorato alla contemporaneità che ci dice che in Italia le famiglie con due papà o due mamme esistono già e vanno tutelate.

Cifre ufficiale non ce ne sono, ma questo poco importa. Quello che importa è che esistono delle famiglie i cui diritti non sono considerati né salvaguardati. Questo perché la legge italiana, in questo contesto, riconosce e tutela unicamente il legame tra figli e genitore biologico, ignorando completamente quello con il genitore sociale.

Nei fatti questo significa che, nel momento in cui il genitore biologico non è più in grado o non ha la volontà di garantire il legame fra figli e genitore sociale, quest'ultimo viene estromesso dalla vita dei propri figli e può fare ben poco per rivendicare dei diritti che, sulla carta, non esistono.

Negli ultimi tempi si è fatto un gran parlare di stepchild adoption, ovvero l'adozione da parte del genitore sociale dei figli biologici del/la proprio/a partner. Da una parte perché, pare, su questo punto si sia arenato l'ennesimo disegno di legge in materia di unioni civili. Dall'altra perché una sentenza della Corte di Appello di Roma del 23 dicembre di quest'anno, che conferma la sentenza del Tribunale dei Minori di Roma dell’agosto 2014, ha stabilito la stepchild adoption da parte della mamma sociale della –propria – figlia biologica della compagna. Rendendo, di fatto, questo istituto valido ed applicabile anche in Italia e relegando il dibattito politico in materia a mero rumore di fondo, ormai sorpassato.

La stepchild adoption è sicuramente una buona soluzione ma di certo non ideale. Presenta, infatti, ancora degli elementi discriminatori: vi possono ricorrere solo le coppie unite civilmente e il legame è solo fra figli e genitore sociale, mentre esclude tutto il resto della famiglia "sociale".

Rimane quindi la necessità di un intervento legislativo che superi riconosca ed estenda alle coppie omosessuali i diritti, gli obblighi e le tutele previsti per le coppie eterosessuali – in breve matrimonio egualitario – che uniformerebbe le pratiche, facilitando così la vita a molte coppie ed eliminando la necessità di ricorrere ai giudici per vedere riconosciuti e tutelati i propri diritti, contribuendo anche alla diminuzione della spesa del settore giustizia.

Pertanto il mio augurio è che il 2016 porti alla nostra classe politica un po' di senso di responsabilità e minor timore verso le lobbies più conservatrici e retrograde, affinché sia in grado di produrre una buona, efficace ed efficiente legge in materia.

Nel frattempo vi invito a conoscere meglio e a sostenere il progetto Disegno di Famiglia, che ho già presentato nel mio post di Natale.
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About Author

Mi sono laureato in scienze internazionali e diplomatiche, ma la mia vera passione era il palcoscenico. Appena me la sono sentita ho mollato la vita confortevole dell'impiegato per perseguire il mio sogno. E dopo anni di studio sui libri, ho finalmente cominciato a sperimentare e a vivere il e con il corpo. Ho imparato che i nostri muscoli, le nostre cellule ne sanno e ne capiscono molto più della nostra testa. Ho scoperto così l'anima e il cuore. Mi piace scoprire, capire, approfondire. Amo il buonvivere e mi sento a mio agio in giacca e cravatta e con addosso solo vento e sole.

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