Perchè non chiamarlo matrimonio?

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Perchè non chiamarlo matrimonio?

Perchè non chiamarlo matrimonio?

L'ultima versione (quella che ha tutta l'aria di essere definitiva) della normativa in tema di unioni civili, è l'ennesima occasione persa dal Parlamento italiano per dimostrare un minimo di dignità e credibilità istituzionale.

Ciò non significa che il risultato ottenuto in termini di civiltà giuridica sia trascurabile, anzi: tra non molto, finalmente, le coppie omosessuali avranno in Italia un riconoscimento pieno e completo, venendo, di fatto, completamente equiparate alle coppie etero unite dal vincolo matrimoniale, con le quali condivideranno praticamente tutto, sia sul piano dei diritti che su quelle dei doveri.

L'equiparazione sostanziale è tale da rendere persino inutile un’elencazione puntuale dei diritti e dei doveri del componente di una coppia omosessuale (che abbia celebrato un’unione civile): basterà dire che vi è una sovrapposizione completa, eccezion fatta per... l'obbligo di fedeltà.

Ed è qui che il nostro legislatore rivela  in modo tragicomico tutti i  propri limiti: si doveva per forza cercare di trovare il marchingegno per differenziare il nuovo istituto, non solo dandogli un nome diverso (unione civile), ma anche attribuendogli almeno un elemento di distinzione che consentisse – per fini politici (o meglio, propagandistici) – di poterne affermare la diversità sostanziale rispetto al  matrimonio.

Ed ecco scomparire l'obbligo di fedeltà.

Tralasciando il fatto che tale obbligo vale sulla carta anche per le coppie sposate, nel senso che la sua violazione non determina ormai da tempo alcuna sanzione,  il messaggio che viene trasmesso è da un lato grottesco, dall'altro può risultare offensivo (più per il legislatore che per di destinatari del provvedimento) e contraddittorio con lo stesso impianto normativo: in sostanza, cari omosessuali, lo Stato riconosce la vostra  unione, attribuendovi diritti successori, pensione di reversibilità, obblighi di assistenza, di mantenimento reciproco, ma la fedeltà… Beh, quella no. Quella spetta agli etero.

Piuttosto imbarazzante, come compromesso politico.

 

avv. Arnaldo De Vito

 
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