La nostra storia, sotto la lettera M

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La nostra storia, sotto la lettera M

La nostra storia, sotto la lettera M

Se doveste cercare la nostra storia in un indice analitico, la trovereste sicuramente sotto la lettera M. M come mare, perché è nata al mare come una storiella estiva di due adolescenti. M come Marina Militare, che ci ha portato lontano per tanto tempo e a volte ci ha diviso, passando alla lettera S come Sacrificio. Per anni ci siamo aspettati, inseguiti, desiderati, vivendo realtà totalmente diverse, ma alla fine l'amore ha trionfato, anche contro tutti i pronostici, anche contro i miei di pronostici. E per dirla come una canzone di Vasco "...siamo ancora qua, eh già..."


 

Da ragazzina, fuggivo con la mia famiglia al caldo afoso di Taranto, trascorrendo l'estate in una casetta al mare in Salento. Qui avevo una compagnia di amici tra cui c'era Fabio: un bel ragazzo, divertente e di grande personalità. Fabio viveva in una grande casa al mare, estate e inverno, vicino la mia villetta, coi nonni, i fratelli ed il padre, da quando la mamma era mancata sei anni prima. 


 

Ci mettemmo insieme il 24 luglio del 1990. Me lo chiese la sera prima mentre mi riaccompagnava a casa dopo una partita di calcetto ed io il giorno dopo al mare, sulla spiaggia, gli dissi di sì. Con un bacio a stampo. Io avevo 15 anni e lui 18. Noi ci conoscevamo già da circa due anni, ma io, mi disse dopo, gli ero sempre piaciuta sin da quando mi vede bere una coca alla festa di un mio vicino di casa. Gli ero sempre piaciuta anche quando gli altri mi andavano dietro, o le altre andavano dietro a lui. Gli piacevano le mie tette, diceva, che sono state sempre grosse e abbastanza in vista in realtà, e perché ero simpatica. E così, l'estate del 1990, quella dei mondiali degli occhi stralunati di Totò Schillaci, non ci furono solo le  "notti magiche inseguendo un gol", ma ci furono anche le notti magiche di due ragazzi che guardavano le stelle cadenti e, stretti stretti, cantavano intorno al fuoco di un falò sulla spiaggia la solita "Alba chiara".


 

Poi arrivò settembre, la scuola, la diagnosi senza scampo per suo padre e il tempo delle scelte. Non fu un bell'inverno. Fu difficile. Con eventi irreversibili che fanno dimenticare il sole e la spensieratezza di alcuni mesi prima. Non fu facile costruirsi un futuro senza punti di riferimento. Fabio decise quindi di tentare il concorso per l'Accademia Navale di Livorno e ci riuscì. Così, mi rimase tra le mani un poco più di una storiella estiva e qualche stralcio di un amore vissuto.


 

Cominciò un lungo periodo di separazione. Io frequentavo ancora il liceo e se penso a quegli anni, mi fa ancora male. Quel periodo era fatto di assenze lunghissime, di attese lunghissime. I baci, le carezze erano sostituite da lunghe telefonate, lettere e cartoline con francobolli da ogni parte del mondo. "Forse fareste meglio a lasciarvi... È una storia senza futuro... Se pensi che possa durare sei una povera illusa… Proprio a te sta pensando quello lì… Chissà quante ne ha trovate già...". Mi sentivo dire sempre le stesse cose, da chi cinicamente non capiva. Ma come potevamo lasciarci se ci amavamo? L'amore non smuove le montagne? Non lo so, ma sta di fatto che ogni volta che provavamo a lasciarci, dopo qualche giorno ci cercavamo di nuovo.


 

Vivevo in attesa della sua licenza e intanto crescevo. Aspettavo una sua lettera e una telefonata tra una versione di greco ed un'interrogazione  di filosofia e intanto crescevo. Il tempo passava e al latino e il greco avevo sostituito gli esami all'università di chimica generala e fisica. La tecnologia ci veniva incontro: era la fine degli anni 90 e cominciavamo a scriverci le prime mail e i cellulari accorciavano le distanze. 


 

Ma voi mi direte: ma come si può aspettare un bacio per mesi, una carezza per giorni, il sesso sognarlo?? Non so che dire, so solo che nessuno ha mai retto il paragone, tutti i ragazzi che nel frattempo mi si accostavano, non erano lui e non mi interessavano. Credo che fosse così anche per lui. Ci piacevamo parecchio fisicamente e la nostra attrazione non era da farfalle nello stomaco, di più, da carica di bisonti!


 

Mia mamma mi diceva che quando lo vedevo sembravo la ragazza nella pubblicità dei Levi's che aveva come colonna sonora  Boombastic di Shaggy (molto anni 90...). In effetti, quando lo vedevo arrivare in divisa, dopo un a navigazione, dopo mesi mi tremavano i polsi e se ripenso a quegli incontri mi vengono ancora i brividi.


 

All'inizio ci scrutavamo, diffidenti, come cani guardinghi…"Ma tu - pensavamo - sei la stessa persona che mi scriveva ti amo..?". Passavamo qualche istante a far combaciare il ricordo di noi e la realtà delle persone che eravamo diventate nel frattempo e poi... e poi finalmente ci riconoscevamo e ci toccavamo. Prima un po’ timorosi, poi sempre più sicuri e frenetici finché le nostre bocche e i nostri corpi non salvavano le nostre anime dall'incertezza. Ci annusavamo, ci leccavamo, e spogliandoci restando nudi a toccarci finalmente, ispezionavamo le nostre menti. "Siamo sempre noi  o siamo cambiati nel frattempo?". Be', alcune volte quella sensazione di avere un estraneo affianco, non se ne andava e la gelosia ci avvelenava. Quando arrivava lo spettro della gelosia, attraverso un messaggio strano, una nuova conoscenza che era sfuggita al nostro controllo, la crisi era dietro l'angolo e lì i giorni erano carichi di angoscia.


 

"Ma come si fa a restare fedeli a chi sta a chilometri di distanza..?". Mi chiedevano tutti e me lo chiedevo anch'io, quando il dubbio mi dilaniava. Sta di fatto che anche se ci lasciavamo, ci punivamo per  le nostre mancanze, dopo poco tornavamo insieme. L'amore, credo fosse la risposta che zittiva anche i più scettici, che spazzava via anche i tarli più radicati.


 

E così, finalmente nel luglio del 2003 mi laureai e a dicembre ci sposammo. Un bel lieto fine hollywodianoIl periodo più felice o più magico fu il ritorno a casa dopo il viaggio di nozze, con  l'inizio della nostra storia a due ...sotto lo stesso tetto!


 

Siamo sposati da 12 anni e abbiamo 3 figli, da quando siamo sposati e viviamo insieme ce ne sono capitate tantissime, che un libro non basterebbe. Ma questa è un'altra storia che se volete vi racconterò in seguitoMi reputo una persona fortunata perché ogni sera, quando ci addormentiamo, ci addormentiamo stretti stretti.


 

Lisa Coccioli


 
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About Author

Sono nata a Taranto nel '75, ho una laurea inutile in Scienze Ambientali. Sposata nel 2003 ho seguito mio marito nei suoi trasferimenti: a Roma sino al 2009, in Germania sino al 2012. Lì, oltre a mangiare wurstel, frequentare un corso di tedesco e fare la mamma, volevo parlare con qualcuno e così ho insegnato italiano ai tedeschi nelle scuole serali. Nuovamente a Roma, poi a Taranto dove resteremo per un paio di anni. Ho 3 bambini, adoro leggere, ascolto le beghe sentimentali delle mie amiche, guardo film e cucino. Per smaltire le calorie di ciò che preparo, corro due volte a settimana. Odio stare a casa... preferisco l'aria aperta coi bambini.

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