Coppia e soldi: evoluzione di un amore

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Coppia e soldi: evoluzione di un amore

Coppia e soldi: evoluzione di un amore

pouvoir-achat-françaisInizio della relazione:

"Amore pago io la spesa? Le bollette? La cenetta romantica? Etc etc…"
"No tesoro, faccio io non ti preoccupare. Farai tu la prossima volta o pagherai qualcos'altro."

Dopo 3 anni:

"Chi paga la spesa? Le bollette? La cena fuori? Forse è meglio che paghi tu stavolta, sai che sei più preciso a tenere i conti."
"Ma no paga tu che così impari a gestire i soldi, in caso io ti aiuto…"

Dopo 7 anni:

"Dammi i soldi per la spesa, bollette (non si cena più fuori a due da un pezzo)… perché qua se non ci sono io tu scialacqui, spendi e non si sa mai dove vanno i soldi. Sei il solito inaffidabile!"
iStock_000014218588Small"No non te li do. Hai sempre qualcosa da pretendere e da ordinare, arrangiati. Io pago la mia parte e tu la tua."

Dopo 10 anni:

"Avvocato, gli chieda i soldi per pagare le bollette visto che guadagna più di me e fa la bella vita."
"Avvocato, le risponda che se continua a fare queste richieste, vado dal giudice e gli dico che guadagna metà dei soldi in nero!"

 

Quando si va d'amore e d'accordo, condividere è la cosa più naturale del mondo, parlare di soldi sembra essere vile e quasi "sporco" perché la fiducia reciproca è totale. Ma che succede quando cominciano i litigi e alla fine ci si separa? Si dice che "prevenire è meglio che curare", allora vediamo quali sono le indicazioni che dà l'avvocato Arnaldo De Vito sull'eventualità di creare un conto in comune o meno.
[quote]Gentile avvocato, siamo una coppia che recentemente ha contratto matrimonio. Abbiamo scelto il regime di comunione dei beni. Ora però ci chiediamo se sia meglio aprire un conto unico cointestato, oppure due conti separati. Lei cosa consiglia?[/quote]
Non esiste una regola che abbia validità universale, bisogna però conoscere alcune norme per potersi orientare. Ecco alcuni punti che possono spiegare l'eventualità di un conto cointestato con la comunione dei beni nel caso di separazione.

Conto cointestato
In presenza di un conto cointestato (quindi non necessariamente per chi è sposato) vige la presunzione della pari titolarità del denaro, il che significa che la giacenza si considera sempre di proprietà dei cointestatari in parti eguali. È però ammessa la "prova contraria", nel senso che se il conto fosse alimentato soltanto da uno dei partner, questi potrebbe sempre darne prova e vedere così riconosciuta la proprietà esclusiva dei fondi presenti. Nel caso di separazione possiamo avere i seguenti casi:
Esempio 1
stipendio partner 1: 2.000€
stipendio partner 2: 2.000€
giacenza: 5.000€ che viene suddivisa 2.500€ a testa
Esempio 2
stipendio partner 1: 4.000€
stipendio partner 2: 0€
giacenza: 5.000€ che sulla base della "prova contraria" potrebbero essere riconosciuti solo al partner 1

Comunione dei beni
Per chi è in comunione dei beni, vi è poi la questione della "comunione de residuo" che riguarda in particolar modo i redditi da lavoro di ciascun coniuge. Per semplificare, possiamo dire che lo stipendio resta proprietà esclusiva di chi lo guadagna, ma se alla fine del matrimonio (rectius: allo scioglimento della comunione) residuano somme non spese, queste vanno divise in parti eguali.
Esempio:
stipendio partner 1: 2.000€
stipendio partner 2: 1.000€
giacenza a fine matrimonio: 5.000€ che vanno divise in parti uguali, ossia 2500€ a testa.
Avere un conto corrente unico potrebbe quindi complicare un pochino la suddivisione che risulterebbe svantaggiosa per uno dei due parnter.

Male Judge Striking The Gavel Euro Note In A CourtroomPignoramento dello stipendio
Va poi ricordato che di recente è entrata in vigore una norma che limita la pignorabilità del conto corrente qualora lo stesso sia alimentato da stipendio di lavoro subordinato e retribuzioni, estendendo la soglia di 1/5 già prevista per le trattenute alla fonte, anche alle giacenze di conto.
In pratica, se nel conto ci sono 10.000€ che si può dimostrare provenire da retribuzione di lavoro subordinato, l'eventuale pignoramento potrà al massimo colpire 2.000€. Anche rispetto a tale eventualità, la separazione dei conti potrebbe essere utile ad una maggiore chiarezza e facilità nella prova della natura del denaro pignorato. Infatti la prova che la giacenza di conto ha origine in un reddito da lavoro subordinato, incombe sul pignorato, che dovrà convincere il Giudice dell'Esecuzione, documenti alla mano, che non esistono entrate diverse rispetto alla stipendio. È chiaro quindi che se in un unico conto confluiscono stipendi, redditi da lavoro autonomo, affitti, rendite, ed altro, tale prova potrebbe risultare più complessa.

Esempio:
se in un unico conto entra lo stipendio da dipendente pubblico di lei, e i redditi da professionista di lui, e magari un affitto, e delle rendite finanziarie... diventa molto complicato dimostrare quale parte della giacenza di conto al momento di un ipotetico pignoramento sia riferibile al lavoro subordinato e quindi sia pignorabile solo nel limite di 1/5.

Ma se lei (dipendente) si fa un conto a parte, nel quale entra solo lo stipendio, quello che resta nel conto è pignorabile solo per 1/5 ed è facile dimostrarlo. La strategia potrebbe essere quindi fare eventuali finanziamenti o altri debiti a nome del coniuge "dipendente" con conto separato, così alla peggio gli viene tolto solo l'1/5. Il conto di un professionista invece è pignorabile al 100%, non ci sono limitazioni.

Quindi … "a buon intenditor poche parole"…

 

avv. Arnaldo De Vito

 

L’avvocato è disponibile a rispondere ai vostri quesiti. Scrivete a domande@noi2magazine.com.

 

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