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Principesse e #fertilityday

Scusate, io, mogliettina amorevole e mamma chioccia di tre piaghe d’Egitto, esempio perfetto di casalinga frustrata anni ’50 “ritornata al futuro”, in merito a questa campagna del #fertilyday devo dire la mia.

Devo tuonare dal mio focolare domestico.

A mio avviso, questa campagna è quantomeno ridicola e non ha il polso della situazione. Sono così imbufalita che per calmarmi dovrò fare conserve di pomodoro e marmellate per 3 giorni. Mi vien voglia di trafiggere i responsabili di questa idiozia con i miei aghi per il punto croce!!!

Ma dico, scherziamo? Ci mancava lo stress delle istituzioni a ricordarci che dobbiamo fare i figli prima che sia troppo tardi.

Prima, dovevamo essere solo belle per accalappiare il principe azzurro altrimenti, dalla Torre in cui eravamo imprigionate, neanche ci pensava a venirci a salvare.

Ora siamo noi, che sempre belle (per carità la “cessitudine” è permessa solo ai portatori del cromosoma y), e grazie al nostro curriculum da paura che ci sostenta a intermittenza, dobbiamo salvare un bamboccio qualunque dalla Torre, assediata dal drago. Il più delle volte detto drago si rivela essere la mamma del pseudo principe azzurro, il quale non sa se vuole essere salvato o continuare a farsi lampeggiare il didietro dal drago in questione.

Beh, una volta che il principino si sarà fatto convincere a venire nel nostro castello e stendersi nel nostro letto a baldacchino, noi, che già ci pregustiamo il finale “e vissero felici e contenti “, gli confessiamo di avere le uova in scadenza e gli ricordiamo che anche il suo gioiello potrebbe presto marcire nel baccello.

Secondo voi, ora… questo principe azzurro italiano… mediamente vissuto con la sindrome di Stoccolma per il drago/mamma, impegnato a investire sentimentalmente poco, perché già il lavoro dà le sue frustrazioni, figuriamoci una virago che vuole solo essere fecondata…  che fa? Torna a gambe levate da mammà. 

Penso a quella categoria di superdonne single d’Italia, tra i 30 e i 40 anni, indipendenti, che hanno costruito una vita professionale con sacrifici, pronte finalmente a mettere su famiglia, perché consapevoli e mature, non perché hanno le ovaie alla canna del gas. Io al loro posto troverei questa campagna sociale oscurantista offensiva, una compagna che le ricaccia in cucina a levare le scarpe al marito quando torna. 

Non si fanno più figli perchè non ci sono i presupposti sociali, economici e sentimentali per farli. E la colpa è di un governo che dà prospettive per il futuro uguali a quelle di un pollo in batteria.

 

Lisa Coccioli

 

 

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Lisa Coccioli

Sono nata a Taranto nel '75, ho una laurea inutile in Scienze Ambientali. Sposata nel 2003 ho seguito mio marito nei suoi trasferimenti: a Roma sino al 2009, in Germania sino al 2012. Lì, oltre a mangiare wurstel, frequentare un corso di tedesco e fare la mamma, volevo parlare con qualcuno e così ho insegnato italiano ai tedeschi nelle scuole serali. Nuovamente a Roma, poi a Taranto dove resteremo per un paio di anni. Ho 3 bambini, adoro leggere, ascolto le beghe sentimentali delle mie amiche, guardo film e cucino. Per smaltire le calorie di ciò che preparo, corro due volte a settimana. Odio stare a casa... preferisco l'aria aperta coi bambini.


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