Genitori e il primo appuntamento dei figli

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Genitori e il primo appuntamento dei figli

Genitori e il primo appuntamento dei figli

I primi amori sono senz'altro delle esperienze che lasciano una traccia indelebile nella mente della persona, anche a distanza di molti anni, tant'è che la stessa saggezza popolare afferma "Il primo amore non si scorda mai". Questo detto può sembrare apparentemente banale, in realtà cela più verità di quel che si crede! Come mai il ricordo del primo appuntamento rimane così vivido nella nostra mente?

Prima di rispondere a questa domanda è opportuno fornire alcune semplici spiegazioni su che cosa sia l'adolescenza e che cosa succeda durante questa fase. L'adolescenza è una fase della vita che fa da ponte tra l'infanzia e la vita adulta.

1456867426_only-one-whose-advice-youll-listenGranville Stanley Hall, psicologo e pedagogista statunitense, individua l'inizio di questo periodo con i primi cambiamenti fisici, biologici, ormonali, corporei ed i primi turbamenti emotivi che investono la quotidianità dell'adolescente. È un momento di transizione in cui il ragazzo oscilla tra il voler abbandonare gli atteggiamenti ed i comportamenti propri dell'infanzia per acquisire l'identità dell'età adulta ed il ritornare a confortarsi in questo terreno conosciuto. Il risultato? Tante e forti emozioni contrastanti che spiazzano per primo l'adolescente.

Tale metamorfosi psichica e fisica interessa anche la sfera affettivo/relazionale: dall'amicizia ludica ed asessuata propria dell'infanzia, si passa ai primi impulsi sessuali ed amorosi, ai sentimenti ambivalenti, alla timidezza, all'impaccio, che caratterizzano le relazioni in questa fase della vita. Tutto questo senz'altro dipende dagli aspetti biologici ed ormonali (quali la maturazione dei caratteri sessuali primari e secondari, con la conseguente produzione di ormoni sessuali), che comportano una maggiore reattività dal punto di vista emotivo, affettivo e relazionale, ma anche dalla maturazione del pensiero dell'adolescente, che comincia a compiere operazioni complesse (come l'empatia, l'identificazione con l'altro, il rispecchiamento, etc).

La reattività emotiva adolescenziale


Si è più volte menzionata la forte emotività che caratterizza questa fase della vita: ebbene, ricordiamo così vividamente il primo appuntamento ed il primo amore proprio grazie a questa "reattività emotiva".

I ricordi vengono immagazzinati a livello di memoria a lungo termine, ovvero un sistema con una capienza illimitata, in grado di trattenere tutte le esperienze passate (da un'ora fa ad una vita). Da alcune ricerche, lo psicologo statunitense Ulrich Neisser ha rilevato che le emozioni giocano un ruolo fondamentale nell'immagazzinamento dei ricordi: se un'esperienza è connotata da un forte impatto emotivo (sia in positivo che in negativo), sarà più facile che venga trattenuta in memoria e ricordata, rispetto ad una che ha suscitato una reazione neutra.

Il primo appuntamento, essendo un evento carico di aspettative ed idealizzato, ricco di emozioni positive (o negative nel caso in cui sia andato proprio tanto male!) verrà ricordato più nitidamente rispetto ad una giornata trascorsa con una persona che ci sta indifferente. Infatti, descrivendolo più volte agli amici (cosa abbiamo fatto, dove siamo stati, come eravamo vestiti, etc.) anche noi continuiamo a pensarlo, a ripeterlo e riorganizzarlo, migliorando così il recupero delle informazioni dalla memoria a lungo termine.

Quindi, le situazioni cariche emotivamente sono quelle che vengono richiamate con più frequenza alla memoria e, di conseguenza, ricordate meglio.

Genitori e primo appuntamento dei figli


Il primo appuntamento non riguarda solamente l'adolescente, ma anche i genitori (che a lui piaccia o meno!), i quali devono fare i conti con quello che sta succedendo al proprio figlio e... a loro stessi! I genitori, infatti, sono i protagonisti di questo momento, che può essere riassunto con il seguente detto "vediamo il tempo che passa nei nostri figli che crescono".

Quindi... Che significato ha il primo appuntamento per i genitori e, in generale, a livello familiare?

Possiamo rispondere facendo riferimento al concetto di ciclo di vita della famiglia della dott.ssa Eugenia Scabini, presidente del Comitato Scientifico del Centro di Ateneo Studi e Ricerche sulla Famiglia e professore di Psicologia dei legami familiari all'Università Cattolica di Milano, del quale elemento centrale è la fase evolutiva, ovvero il susseguirsi di passaggi che la famiglia attraversa nell'arco della vita. Ogni fase è avviata da un evento critico, legato o all'età dei figli o all'uscita/entrata di un membro della famiglia, che, una volta superato, porta alla fase successiva, con una ristrutturazione profonda dell'organizzazione familiare. I compiti di sviluppo sono dei compiti evolutivi che la famiglia deve assolvere per raggiungere la fase successiva.

Come si inserisce il primo appuntamento nel ciclo di vita della famiglia?

 

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Solitamente, il primo appuntamento si colloca nella fase del ciclo di vita denominata "famiglia con figlio adolescente". Questa fase è critica sia per il figlio che per i genitori, in quanto entrambi si trovano a vivere un periodo di transizione: per l'adolescente il passaggio è dall'infanzia alla prima giovinezza, per il genitore dalla giovinezza all'età adulta vera e propria. Inoltre, per entrambi, si manifestano diversi cambiamenti fisici: l'adolescente comincia ad avere un corpo più simile all'adulto che al bambino, al massimo della sua bellezza e potenzialità, mentre i genitori iniziano a fare i conti con un corpo che risente degli effetti del tempo, con i primi acciacchi, le prime rughe, una maggior faticabilità.

Per l'adolescente è l'inizio dell'emancipazione, in quanto comincia a ricercare dei legami affettivi al di fuori della famiglia, instaurando delle relazioni strette con i pari, incappando anche in quelle amorose. Per i genitori ha un duplice significato: da una parte, essi devono accettare l'emancipazione del figlio, lasciandogli maggior autonomia e modulando il loro stile educativo (Scabini lo descrive come un essere presenti, ma stando in disparte), in quanto non si confrontano più con il "loro bambino", ma con un ragazzo. D'altro canto, devono cominciare ad accettare l'iniziale decadenza del loro corpo e che quindi... che stanno invecchiando!

Ci siamo mai chiesti da che cosa dipendano i nostri comportamenti, le nostre aspettative, le nostre paure, insicurezze quando incontriamo un'altra persona?

Sicuramente gli aspetti temperamentali, gli sbalzi ormonali, i cambiamenti in generale che l'adolescente attraversa in questo periodo, influenzano l'interazione con l'altro, soprattutto durante il primo appuntamento che è un'esperienza del tutto nuova e sconosciuta. Ma oltre a queste spiegazioni, ci possono essere altri aspetti più profondi che non sempre vengono presi in considerazione. Un modo di dire comune afferma "la mela non cade troppo lontano dall'albero", in riferimento al fatto che i figli non sono troppo diversi dai genitori: questo come dovrebbe influenzare il primo appuntamento?

La risposta a questa domanda ci viene fornita da John Bowlby, psicologo e psicoanalista britannico, grazie alla Teoria dell'Attaccamento.

Bolwby sosteneva che le relazioni amorose ed affettive sono guidate dai modelli operativi interni (MOI), ovvero degli schemi che deriverebbero dalle iniziali interazioni avute con le figure di attaccamento (i caregivers). Tali schemi risentono non solo di aspetti puramente cognitivi, ma anche da aspetti esperienziali (ad esempio, dallo stile di attaccamento dei genitori, dalla sensibilità del genitore, dalla disponibilità all'ascolto, dalla capacità di rassicurazione etc.). Nell'interazione con l'altro, l'adolescente ripropone questi schemi comportamentali e relazionali e, a sua volta, avrà delle aspettative nei confronti dell'altra persona (che sono influenzate da questi schemi).

Questa teoria è stata sistematizzata da una psicologa statunitense, Mary Main, per mezzo dell'Adult Attachment Interview, un'intervista che lo psicologo rivolge all'adolescente riguardante le prime relazioni di attaccamento. In questo modo, la psicologa ha rilevato una certa correlazione tra lo stile d'attaccamento proprio della relazione tra genitore e figlio e lo stile d'attaccamento dell'adolescente con i pari. Gli stili di attaccamento che emergono dall'intervista sono quattro: sicuro, preoccupato, evitante e disorganizzato. Andiamo a vederli ora più nel dettaglio:

  • Se lo stile di attaccamento con i genitori era sicuro, ovvero caratterizzato dall'ascolto, dalla rassicurazione, dalla presenza e da un atteggiamento empatico, allora l'adolescente avrà un stile analogo nell'incontro con l'altra persona, caratterizzato da una certa stabilità e fiducia di fondo, nonostante tutte le insicurezze dettate dal periodo.

  • Se lo stile di attaccamento con i genitori era di tipo preoccupato, ovvero caratterizzato da una forte paura di abbandono, poca costanza nella relazione, da un atteggiamento frustrato da parte del genitore, allora sarà probabile che l'adolescente avrà un comportamento analogo nell'incontro con l'altro, quindi estremamente insicuro, titubante, con il terrore di essere abbandonato, alternando però dei sentimenti di frustrazione e rabbia.

  • Se lo stile di attaccamento con i genitori era evitante, quindi caratterizzato da uno scarso interesse per la relazione, scarse capacità di ascolto, di rifiuto nei confronti del figlio, allora sarà probabile che l'adolescente abbia un atteggiamento analogo, caratterizzato da un'aggressività alla base e sminuente nei confronti dell'altro.

  • Se lo stile era disorganizzato, proprio di una famiglia abusante o assente nei confronti del figlio, questi sarà timido, insicuro e disorientato nella relazione con l'altro.


Quindi, oltre agli aspetti tipici del periodo adolescenziale menzionati in precedenza, anche i modelli operativi interni possono influenzare la qualità della relazione tra adolescenti durante i primi appuntamenti, rendendoli più o meno sicuro di sé e dell'altro e più o meno impacciati.

In questo senso, come dicevamo prima, la mela non cade troppo lontano dall'albero.

 

Giulia Parise

Per approfondimenti o domande specifiche è possibile inviare una mail alla dott.ssa Parise scrivendo a: domande@noi2magazine.com

 

 

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About Author

Mi sono laureata in Psicologia Clinica a Padova nel 2014, attualmente mi occupo di ricerca ed informazione su tematiche inerenti ai Death Studies, lutto e fine vita. Nel mio lavoro cerco di conciliare la scientificità propria della formazione con la potenzialità espressiva e creativa dell'arte, con lo scopo di favorire l'elaborazione di un pensiero critico e professionale.

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