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In ufficio non sono gay

Nascondere la propria natura: con la famiglia, con gli amici ma anche e soprattutto nell’ambiente lavorativo. Una recente ricerche di sociologia effettuata presso l’Università di Cincinnati, ha appurato da vicino come uomini gay mettano in atto strategie per evitare di essere “beccati” sul posto di lavoro.

Travis Dean Speice, un neolaureato di sociologia, dice che la sua ricerca indica che gli uomini gay spesso sentono di dover cambiare certi gesti, comportamenti e linguaggi del corpo, al fine di evitare potenziali conseguenze negative da parte di collaboratori e colleghi di lavoro. I risultati mettono in luce che gay e bisex si trovano a dover gestire la loro sessualità in modo da evitare certi atteggiamenti e conseguenze nell’ambito lavorativo. Lo studente universitario ha intervistato 30 uomini gay (fra i 22 e 25 anni) sul tema della mascolinità, della femminilità e dell’essere gay. Ne è risultato che molti di loro hanno paura che la loro “vera natura” possa compromettere carriera ed eventuali promozioni. Reserved unrecognizable businessmanQuesta paura, esternata dai partecipanti a questo test, porta allo sviluppo di un processo chiamato sessualità egemonica: un processo che implica un cambiamento da parte degli omosessuali per adattarsi ed adeguarsi al mondo degli etero. Cambiare il modo di atteggiarsi, di vestire, di parlare, di dialogare, ecc. Condizionamenti che portano a volte all’isolamento e alla costante paura che se qualcosa viene scoperto, si possa incorrere in conseguenze spiacevoli.

Possiamo menzionare uno degli ultimi casi di discriminazione a livello lavorativo: il pallavolista Christopher Voth (26 anni). Lo schiacciatore canadese rimasto senza contratto nel mese di agosto per la sua dichiarata omosessualità. Dopo quasi tre mesi è arrivata la proposta da parte del Lakkapaa Rovaniemi, società finlandese, che a breve dovrebbe farlo debuttare.

Di situazioni delicate e non esternate ce ne sono davvero tante in giro e vorremmo farvi leggere qualche storia che potete trovare nel sito Gay.it, fonte da cui abbiamo preso alcune di queste informazioni:

“Mio padre aveva la foto di Mussolini nel portafoglio. Non sono mai riuscito a parlargli chiaramente di me. Credo l’abbia fatto mia nonna, sua madre, a un certo punto. Non ne sono sicuro. Me ne sono accorto perché prima capitava spesso che insultasse la gente dando loro del finocchio o del ricchione. Adesso ha smesso.”

“Mia madre non vuole che i miei nonni sappiano che sono lesbica. Dice che sono vecchi, che uscirebbero pazzi. Ogni volta che vado a trovare mia nonna e magari ci prendiamo un caffè, lei mi chiede perché ho 30 anni e non ho ancora la ragazzo. Io sorrido, tanto cambia sempre discorso lei per prima.”

 

Martina Dell’Osbel

 

 

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Martina Dell'Osbel

Sono laureata in Relazioni Pubbliche e Pubblicità ed fatto ho un Master in Diritto dell'ambiente. Ho sempre lavorato nell'ambito della comunicazione come: speaker radiofonica, corrispondente per delle testate, formatrice. Il mondo della scrittura mi ha da sempre affascinata! Sono felice di poter scrivere degli articoli per la redazione di Noi2 Magazine...così potrò mantenere viva la mia passione!


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