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Riflessioni di una mamma

Ma come mi sono ridotta?

Ci pensavo proprio l’altra sera mentre, sul divano, guardavo sola la televisione.

Nabil era al lavoro e Nicolò ed Alessandro dormivano al mio fianco, l’uno russando, l’altro sferrandomi di tanto in tanto un calcetto sulla gamba. E la risposta che mi sono data è stata… una serie di risposte lunghissime.

Mi sono ridotta, da quando sono mamma, ad essere perennemente spettinata tanto da prendere la decisione drastica di sostituire quel comodo elastico per capelli con un ben più veloce taglio super corto.

Mi sono ridotta a fare delle docce così veloci che nemmeno l’acqua sembra toccare terra. Il tutto sempre tendendo l’orecchio verso il salotto o la cameretta scongiurando chissà quale catastrofico evento.

Mi sono ridotta a fare colazione alle 07.00 del mattino, sabato, domenica e festivi inclusi!

Ed allo stesso modo mi sono ridotta a pranzare agli orari più improbabili del pomeriggio con avanzi di pastine ormai abbondantemente collose e sughi insipidi e davvero poco invitanti per il mio palato.

Mi sono ridotta a supplicare l’arrivo del sabato sera per abbattermi sul divano sotto tonnellate di coperte come un alce canadese in incognito durante la stagione della caccia.

Mi sono ridotta a centellinare le uscite tra una poppata e l’altra per poi ritrovarmi, a metà serata, con le tette gonfie di latte e nessun bebè a portata di mano per alleviare questa sensazione imbarazzante.

Mi sono ridotta a preferire sneakers e tuta a décolleté e tacchi vertiginosi, prima per la pancia, poi per praticità ed infine per la comodità nel rincorrere due bambini ovunque.

Mi sono ridotta a scaccolare nasi ed a notare il minimo accenno di muco già lontano un chilometro.

Mi sono ridotta ad esaminare cacche a tutte le ore del giorno e della notte, a pregare perchè finissero, a pregare perchè arrivassero.

Mi sono ridotta a cantare canzoni improbabili per addormentare Alessandro, dall’inno di Italia a quelli da stadio (anche se il mio debutto lo devo agli Abba ai quali vanno le mie migliori performances).

Mi sono ridotta a pregare di tornare al lavoro per staccare la testa almeno quelle ore al giorno.

Mi sono ridotta a pensare poi ai bambini tutto il tempo passato fuori casa ed a parlare di loro alla prima occasione con qualche collega.

Mi sono ridotta a tutto insomma.

Ho messo da parte le serate in discoteca, gli aperitivi, le aperi-cene, gli aperi-tutto.

Ho messo da parte le borse costose, gli abiti firmati, la macchina pulita.

Ho messo da parte lo smalto impeccabile, il trucco rigenerante, il capello piastrato.

Ho messo da parte la me di prima per far spazio alla me di oggi.

Ho messo da parte il mio corpo per far spazio a due bambini.

Ho messo da parte la pelle liscia per le smagliature, le rughette e le borse sotto gli occhi.

Ho messo da parte i miei 20 anni per i prossimi anni di una vita intera.

E rifarei tutto, esattamente così ed esattamente ora.

Ma quei maledetti chili sui fianchi, quelli no. Sono sempre lì.

 

Elizabeth Tagliavini

 

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Elizabeth Tagliavini

Prima di quattro fratelli (due maschi e due femmine) vivo in un paesino di provincia nel reggiano dove tutti si conoscono, di nome o di vista. Oltre alla mamma, nel "tempo libero" sono educatrice in un nido d'infanzia e amo il mio lavoro anche se a volte mi priva di tante energie. La mia vita ha preso una svolta inaspettata quando, nel novembre 2015, ho deciso di aprire un blog www.unthetraamiche.wordpress.com nato per scherzo e per sfida verso me stessa, perché alla soglia dei 29 anni mi sono detta che non è mai troppo tardi per capire cosa fare da grande. E da cosa nasce cosa eccomi qua a scrivere.


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