Sono incinta: quando lo dico al mio datore di lavoro?

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Sono incinta: quando lo dico al mio datore di lavoro?

Sono incinta: quando lo dico al mio datore di lavoro?

Vi sarà capitato di dover sostenere un colloquio di lavoro e sentirvi dire: "Lei ha intenzione di avere figli?". Ebbene sì, questa è una delle domande terribili e angoscianti che ai colloqui di lavoro i responsabili del personale o i titolari d'azienda non riescono a non fare ad una donna. Dal loro punto di vista, è un modo per tutelarsi nei confronti di una possibile dipendente che al momento dell'assunzione deve garantire il più prolungato tempo di attività possibile, senza contare la scocciatura (anche economica) di trovarsi una dipendente in maternità. Altro che parità di diritti, la donna è ancora discriminata per il fatto di avere il dono di poter crescere nel suo grembo un figlio e che gli uomini siano invece potenzialmente più produttivi ed affidabili.

maternita-1024x683Le regole del gioco, anche in ambito lavorativo, vengono troppo spesso decise dagli uomini e tra i tanti aspetti ancora penalizzanti per le donne vi è quello della maternità: spinge molte donne a temere il momento in cui dovranno comunicare al proprio datore di lavoro la propria gravidanza. Ma nel caso in cui si dovesse scoprire di essere incinta esistono leggi, tra le quali il "non obbligo" di comunicare al vostro titolare la gravidanza subito dopo esserne venute a conoscenza. Almeno questo dà un attimo di tempo per pensare a cosa succederà e al modo migliore per comunicare la notizia.

Le donna che rimane incinta è subito travolta da un turbinio di domande: "Come la prenderà il mio datore di lavoro?", "In che modo posso comunicarglielo?", "Quali sono i miei diritti e quali i doveri nei confronti del datore di lavoro?"

Queste domande vanno affrontate con la massima serenità cercando di affrontare il momento del confronto con il proprio titolare, con uno stato d'animo positivo (ad esempio assicurandogli che se le condizioni fisiche lo permetteranno, si continuerà a svolgere il proprio compito fino all'ottavo mese). Si può inoltre accordarsi circa la possibilità di aiutare nella formazione di una persona che vi potrà sostituire nel periodo in cui voi non ci sarete (per causa di forza maggiore).


Ci sono poi casi in cui molte donne decidono di non comunicare la gravidanza, non per paura, bensì per una questione scaramantica (il rischio di non superare il terzo mese). Si sa che le prime settimane di gravidanza possono essere critiche e dover comunicare, prima di essere in dolce attesa e poi di non esserlo più, potrebbe essere motivo di imbarazzo e grande dispiacere.
incubi-abortoIn realtà la legge non obbliga nessuna donna lavoratrice a comunicare il "proprio stato" prima del settimo mese poiché lo si può fare quando si devono presentare i documenti per avviare le pratiche di congedo di maternità. Bisogna però tenere in considerazione che più passa il tempo e più il pancione comincerà a farsi vedere e, continuare a negare o a far finta di nulla, rischia di diventare controproducente. In ogni caso, a prescindere dal modo e tempi in cui deciderete di comunicarlo, è meglio controllare le condizioni del proprio contratto poiché, in alcuni casi, vi è indicato l'obbligo di comunicazione di stato di gravidanza ben prima del settimo mese.


Alla fine: titolare, lavoro, tempistiche di comunicazione, etc. non vi faranno perdere la gioia del sapere che a breve diventerete mamme, quindi... godetevi il momento!




Martina Dell'Osbel




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Sono laureata in Relazioni Pubbliche e Pubblicità ed fatto ho un Master in Diritto dell'ambiente. Ho sempre lavorato nell'ambito della comunicazione come: speaker radiofonica, corrispondente per delle testate, formatrice. Il mondo della scrittura mi ha da sempre affascinata! Sono felice di poter scrivere degli articoli per la redazione di Noi2 Magazine...così potrò mantenere viva la mia passione!

1 Comment

  • Posted on Dic 20, 2016 at 10:46 am

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