Io, tu e il lavoro

Io, tu e il lavoro

Alle volte all'interno della vita di coppia il terzo incomodo si chiama "lavoro". Non sono infrequenti le situazioni in cui per un motivo o l'altro il pomo della discordia è legato all'ambito lavorativo che diventa un vero e proprio problema se non affrontato in maniera adeguata, tanto da portare anche alla separazione.

La classica.

La situazione più classica è quella in cui il partner maschile della coppia è molto coinvolto nella vita lavorativa, o perché lavora in proprio o perché riveste ruoli di primaria importanza nell'assetto di un'azienda. Le lamentele più frequenti sono che "passa troppo tempo in ufficio", "quando è a casa continua ad avere la testa sul lavoro" e ancora "parla solo di lavoro". Quando questa situazione si protrae a lungo e diventa il pane quotidiano, la donna va in sofferenza emotiva perché non si sente amata, vista, considerata. Sono molte le donne che accedono al mio studio dicendo di volersi separare da un marito che pensa solo al lavoro, soprattutto quando i figli sono cresciuti e quindi la donna si trova ad affrontare una crisi evolutiva. Non c'è benessere economico che tenga di fronte alla sensazione di sentirsi sole dentro la coppia.

Quando lavoro e coppia sono un'unica cosa.

Esistono le aziende familiari ossia quelle piccole realtà produttive dove la forza è che chi lavora appartiene alla stessa famiglia: tutto fila alla perfezione fino a quando c'è armonia fra i partecipanti. Quando invece si comincia a litigare l'idillio si trasforma in incubo. La situazione peggiore si ha quando a lavorare insieme sono proprio i membri di una coppia. Se non c'è più armonia sei costretto ad avere a che fare con la stessa persona che diventa "il nemico" sia al lavoro che a casa e ormai c'è una commistione completa tra vita privata e lavorativa che un ambito influenza pesantemente l'altro. La sensazione è quella di non avere nessuna via d'uscita.

20161203_noi2magazine_io-tu-lavoroPrima vengo io.

Un'altra situazione che sta venendo alla ribalta è quella delle giovani donne tra i 30 e i 40 anni che stanno facendo carriera e che vanno in crisi di fronte all'orologio biologico che bussa per avere un figlio e non sanno come conciliare lavoro ed eventuale gravidanza. Molto spesso appartengono ad un tipo di coppia "moderna", ossia dove lui e lei sono molto indipendenti e ognuno ha ampi spazi individuali. In questo tipo di coppie l'ego è più importante dell'idea di coppia e si tende a stare insieme più come coinquilini che compagni dello stesso viaggio. Quando i problemi diventano un po' più consistenti e diventa difficile una conciliazione fra interessi di coppia e quelli individuali (ad esempio il lavoro), ci si lascia senza tanti rimpianti.

All'estremo opposto ci sono le situazioni nelle quali sono la mancanza di lavoro o la poca voglia di lavorare a pesare.

Quando non si trova lavoro.

Ai giorni nostri purtroppo è più una regola che un'eccezione: sotto i 40 anni il lavoro è un miraggio, ed un lavoro stabile e remunerativo è un'utopia per molti. Questo fatto va ad incidere sulla costruzione della coppia. Fare famiglia o andare a vivere insieme comporta la capacità di mantenersi e ciò non è dato per scontato. Non avere un lavoro comporta quindi un rallentamento nel ciclo evolutivo della coppia e una preoccupazione che impegna molte risorse, tanto da essere alla lunga causa di stress e litigi, fino a portare alla rottura del rapporto.

Quando si perde il lavoro.

La perdita del lavoro da parte di uno dei due partner provoca una crisi, prima di tutto personale, e poi di coppia. Chi perde il lavoro deve fare i conti con il fallimento, il senso di inutilità, la caduta a picco dell'autostima, la rabbia, la delusione, la depressione. Il partner cerca di sostenere chi perde il lavoro attraverso la comprensione e cercando di dare coraggio, ma se l'assenza di lavoro perdura a lungo, la coppia deve fare i conti con uno stipendio in meno che entra e la conseguente riduzione della qualità della vita. Possono subentrare poi accuse di non fare abbastanza per trovare un altro lavoro, di non avere grinta e carattere, una pesantezza nella vita quotidiana, fastidio reciproco etc…

Le coppie miste: quando si ha una diversa cultura del lavoro.

In alcune culture il lavoro è un caposaldo della vita, una persona ha valore se ha un buon lavoro e vi si dedica con molta energia. In altre invece, le dimensioni della vita che contano sono la famiglia, gli amici, il sesso, la libertà, la vita nella natura, la provvidenza, la spiritualità ed il lavoro diventa solo un mezzo (e nemmeno l'unico) per sopravvivere. Se stanno insieme due persone con culture che hanno una concezione diversa del lavoro, spesso accade che il lavoro diventi uno dei principali motivi di conflitto in quanto uno dei partner non capisce la dedizione lavorativa dell'altro, e l'altro non condivide la scarsa importanza che viene attribuita al lavoro dal primo. Se questo va a sommarsi ad altre differenze culturali, purtroppo la storia è destinata ad essere molto sofferta.

Situazioni in cui per scelta uno lavora e l'altro no.

Molto spesso in queste situazioni chi porta a casa i soldi ha il potere all'interno della coppia. Infatti nella nostra società i soldi sono uno status symbol. Chi invece fa il/la mantenuto/a è quello che ha meno voce in capitolo praticamente su tutto, anche se si occupa della gestione della casa e dei figli in toto perché non porta a casa soldi. Se il reciproco apporto alla coppia e alla famiglia non viene riconosciuto da entrambe le parti, prima o poi il/la mantenuto/a andrà in sofferenza e o si ribellerà o si deprimerà.

 

A fronte di questo ventaglio di situazioni, la coppia che non vuole scoppiare ha la possibilità di spostare l'attenzione dal contenuto, ossia il lavoro, alla relazione, ossia: che cosa significa il lavoro per me/per te/ per noi? Riflettendo sul significato più profondo che per ognuno ha il lavoro, e confrontandosi sul come viene giocato al'’interno della relazione, si crea lo spazio per la comprensione reciproca, per l'empatia e per la ridefinizione di un concetto personale della coppia che possa essere utilizzato per il raggiungimento di un obiettivo condiviso e concordato. Fare il primo passo e mettersi nei panni dell'altro sono sempre le prime regole nella ricerca della serenità di coppia.

 

Antonella Besa

Per conoscere l'attività della dott.ssa Besa visitate il sito www.psicologo-sessuologo-pordenone.com

 

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Psicologa, Psicoterapeuta e Sessuologa. Per lavoro mi occupo di problematiche della coppia nel mio studio a Pordenone (Studio di Psicologia e Sessuologia Dott.ssa. Antonella Besa). Per Noi2 Magazine mi occupo di fare cultura e informazione sull'universo coppia.

1 Comment

  • Posted on Ott 20, 2017 at 10:45 am

    […] Essere realisti rispetto alle responsabilità familiari e chiedere supporto: la vita a due, e ancor più il fare famiglia, implica lavorare, pulire, tenere in ordine la casa, occuparsi dei figli, fare la spesa, tenere i conti di casa; non è possibile che una sola persona faccia tutto ciò da sola esentando l’altro da qualche responsabilità. Accollarsi l’onere di tutto può portarci a provare rabbia nei confronti del partner che per vari motivi non se ne occupa. Accettate i vostri limiti personali, chiedete e date aiuto all’altro. A volte è più saggio lasciar andare o rimandare ciò che non è prioritario per dare più spazio ai rapporti familiari. […]

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