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Dolcezza o rigore per educare i figli?

vzaimoponimanie-s-rebenkom“Figli si nasce, genitori si diventa”. Una gran frase che riassume il ruolo difficile e complesso dell’essere genitori. Mettersi in gioco, accettare di sbagliare ed avere proprio figlio che mette il muso: situazioni che subentrano nel contesto in cui si diventa genitori e si comincia a capire come educare i propri figli.

Per un genitore scegliere il ruolo educativo da assumere è molto difficile. Usare la dolcezza o usare il rigore? Essere severi o essere permissivi? Ci si può trovare nella situazione in cui entrambi i genitori vogliono vivere un rapporto privilegiando la dolcezza, ma chi si prende poi la responsabilità di dettare le regole? I genitori, com’è normale che sia, vorrebbero insegnare ai loro figli le regole per stare al mondo, ma spesso le proprie convinzioni non sono l’unica verità. Viene poi naturale pensare ai buoni risultati sociali dei figli traendone un beneficio sulla propria autostima. Ci sono poi difficoltà a gestire gli imprevisti, paura di sbagliare, sentirsi inadeguati. Insomma, il ruolo del genitore non è affatto facile.

Quali possono essere allora le linee guida da tenere a mente per gestire ed educare al meglio i propri figli?

1. MANTENERE LA CALMA

Facciamo un esempio classico. Al supermercato il bambino comincia a strillare perché vuole a tutti i costi le caramelle e il genitore comincia ad alzare la voce dicendogli di smetterla. Questa situazione, che avranno vissuto molti genitori, è uno dei classici contesti in cui l’adulto deve mantenere la calma poiché vale la regola dello specchio: genitore arrabbiato che urla, lo stesso farà il bambino. Di fronte alla collera e irrequietezza del bambino, l’adulto deve restare calmo.


2. ESSERE COINCISI

Un esempio può essere quello di quando il genitore continua a riprendere il figlio perché non mette a posto la propria camera da letto. Subentra un meccanismo di assuefazione che porterà il bambino a non apprendere più ciò che viene detto (e quindi difficilmente metterà a posto la propria stanza le volte successive). I genitori tendono a ripetere un concetto molte volte sperando che nel figlio subentri un meccanismo di maggior memorizzazione e che infine faccia diventare proprio quel pensiero, ma non è proprio così. È preferibile essere più propositivi e non rimarcare comportamenti passati, imporre regole con dolcezza non tralasciando un minimo di determinazione.

deti3. ATTENZIONE ALLE PROMESSE

Facciamo un esempio: i genitori devono andare ad un pranzo, ma il bambino si oppone e comincia a fare problemi perché non vuole muoversi di casa. I genitori, di reazione, cominciano a dire al bambino che non lo porteranno più al luna park nel weekend (anche se in realtà è una frase senza fondamento perché avevano già acquistato i biglietti e quindi lo porteranno a prescindere da questo capriccio). Se il bambino è abbastanza grande da sapere che i biglietti ci sono già, il genitore in un nanosecondo perderà tutta la sua credibilità. Usare le minacce può funzionare, ma vanno utilizzate con parsimonia ed astuzia.


4. MAI ORDINI NEGATIVI

Concentrarsi sulla positività porta ad avere risultati molto più efficaci rispetto all’utilizzo della negatività. Se per esempio il genitore continua a dire al figlio di non picchiare il fratello/sorella, la sua attenzione finirà su ciò che sta appena dopo il ‘non’ (e quindi il concetto di continuare a picchiare). In questo modo si rafforza l’esatto opposto di quello che il genitore vuole trasmettere. I divieti negativi diventano automaticamente per il bambino una tentazione fortissima dalla quale sarà difficile resistere.

5. LASCIARE SOLO IL BAMBINO

Quando il bambino continua a urlare e piangere: un disastro. In questo contesto c’è un bisogno profondo di attirare l’attenzione dei genitori, essere al centro dell’attenzione e ottenere ciò che vuole. È facile che in questa situazione i genitori perdano le staffe ed entrino in un circolo vizioso che amplifica il capriccio: cosa fare? Lasciarlo solo è una delle soluzioni, perché facendo questo si permette al bambino di ritrovare la calma e per il genitore di ritrovare l’equilibrio mentale. L’isolamento del bambino non deve essere lungo ma propedeutico a fargli capire i ruoli (questa tecnica è efficace solo se il bambino non è già abituato a stare in camera da solo).

 

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