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No Kids Zone: locali vietati ai bambini

I bambini: piccole creature che sanno trasmettere gioia e spensieratezza, ma che sanno anche piangere, urlare, gridare… In un prossimo futuro, le coppie che hanno bambini, potrebbero incappare in situazioni dove verrà loro vietato l’accesso in locali, hotel, stabilimenti, ecc. Stanno per diventare di moda anche in Italia le “No Kids Zone”: locali assolutamente vietati ai bambini. Sembra quasi in antitesi con il mood “pro figli” di questi ultimi anni, una contro-tendenza, quasi una conferma che trasgressione significa anche voltare le spalle alla figlitudine.

413fPzzHVYL._SX353_BO1,204,203,200_Questa tendenza, esplosa qualche anno fa negli Stati Uniti dopo l’uscita del libro “Mamma pentita, No Kid. Quaranta ragioni per non avere figli” di Corinne Maier, si sta diffondendo anche in tutto il nord Europa. I sostenitori di questa filosofia affermano che la presenza dei bambini causi spesso fastidi agli ospiti delle strutture, e per questo motivo, è stata fatta la scelta di inibirne loro l’accesso.

I colossi dell’imprenditoria non stavano aspettando altro. Esistono infatti già voli “childfree”, come quelli per Creta e Gran Canaria, organizzati dalla compagnia inglese Thomas Cook Airlines, diretti non a caso, verso villaggi e hotel che condividono la medesima filosofia. Questa strategia di marketing sta avendo un buon appeal poiché, in base alle statistiche più recenti (Ocse), si conta che il numero delle donne nate dopo il 1965 e che ha deciso di non avere figli, è superiore al 24% (ed è in continua crescita). Molti anche in Italia gli hotel dove è possibile soggiornare nella totale adulta tranquillità: i bambini non sono ammessi o al massimo lo è la futura mamma in attesa, che potrà beneficiare di trattamenti wellness specifici per la gravidanza. Per fare un esempio, il DolceVita Hotel Preidlhof in Alto Adige che si promuove meta romantica esclusiva per le coppie.

Questo fa capire come la maggior sensibilità e richiesta di luoghi “childfree”. Anche a Roma è apparso un cartello poco tempo fa: “Vietato l’ingresso ai bambini”, con una crocetta rossa sulla faccina di un bebè in lacrime, anche se non è ancora chiaro se sia una trovata per aumentare la pubblicità del locale. Sul cartello ci sarebbe stato scritto a chiare lettere: “A causa di episodi spiacevoli dovuti alla mancanza di educazione, in questo locale non è gradita la presenza di bambini minori di anni 5 nonché l’ingresso di passeggini e seggioloni per motivi di spazio. Certi della vostra comprensione si ringrazia la clientela”. Le opinioni su questo argomento sono, come accade sempre per tematiche delicate, agli antipodi. Chi condanna queste scelte, ad esempio chi ha deciso di avere figli o che ne vorrebbe perché è legato al concetto della famiglia. Chi invece appoggia queste scelte, ad esempio chi ha deciso di non avere figli prediligendo la carriera o l’indipendenza.

Chiaramente al di là delle opinioni, sembra che sia nato un nuovo tipo di “discriminazione”, in questo caso nei confronti dei bambini.

 

Martina Dell’Osbel

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Martina Dell'Osbel

Sono laureata in Relazioni Pubbliche e Pubblicità ed fatto ho un Master in Diritto dell'ambiente. Ho sempre lavorato nell'ambito della comunicazione come: speaker radiofonica, corrispondente per delle testate, formatrice. Il mondo della scrittura mi ha da sempre affascinata! Sono felice di poter scrivere degli articoli per la redazione di Noi2 Magazine...così potrò mantenere viva la mia passione!


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