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Noi2 Magazine da spazio alle storie: storie di persone, storie di amori e di frangenti vita. Oggi abbiamo intervistato Emiliano, 33 anni, originario di Bassano del Grappa. Vive a Londra da ormai 5 anni col suo fidanzato e Bruno (un bulldog francese di 1 anno) ed ha deciso di raccontarci la sua storia.

20170221_noi2magazine_emiliano_storia_gay_2Emiliano, come hai capito di essere gay?

Come ho capito di essere gay? Ogni volta che qualcuno me lo chiede rispondo: “E tu come hai capito di essere etero? O meglio di non essere gay?”.

Non esiste un momento preciso o un avvenimento che mi ha fatto dire: ecco sì sono gay. Quello che so è che non ho mai provato attrazione sessuale per le ragazze. Erano sempre grandi amiche, compagne di avventure, confidenti, ma niente di più. Invece mi piacevano i maschi, quello era chiaro. Vorrei dire che il tutto è stato un processo naturale. In fondo, capire cosa ti piace è la cosa più facile del mondo. Accertarlo, accettarti e farlo accettare agli altri invece è un altra storia.

Quando hai fatto coming out?

Ero alle superiori. Il primo vero coming out lo fai con te stesso. Ammettere che ti piace qualcosa che è ritenuto sbagliato da molti, è quello forse il passo più difficile. Specialmente se abiti in un piccolo paese dove il gossip porta a porta arriva prima di Facebook. Per un po’ fai finta che non ti appartenga e in pubblico non ti fai vedere come veramente sei: nascondi quella parte di te che non riconosci, ti atteggi come gli altri ragazzi, impari le mosse e così via. Ma poi col tempo impari a conviverci e ti accorgi che quella parte di te che non conoscevi, che ti spaventava, che ti ha fatto sentire “sbagliato” per tanto tempo, in fondo fa parte di te… lo è sempre stata!

Poi certo, arrivano gli altri: gli amici, gli affetti, i famigliari. Tutte persone che non vorresti mai far soffrire, ma vuoi che sappiano chi sei, senza compromessi. La paura di farle star male, di deluderle è sempre dietro l’angolo.

Decisi di fare una lista di persone che assolutamente dovevano saperlo, ed una alla volta le ho incontrate tutte, (alcune le ho fatte prima bere un paio di spritz!). Con loro mi sono confessato come un ragazzino col sacerdote. Ogni volta sembrava che dovessi giustificarmi per qualcosa che ho scelto, quando in fondo, mica l’ho scelto! Chi sceglierebbe mai la strada più difficile e più umiliante? Nessuno tra i miei amici o famigliari mi ha fatto sentire sbagliato. Ma io sono un caso fortunato. Non è per tutti cosi.

Lo scoglio più grande sono stati mamma e papà. Una paura folle, ma dovevo dirglielo. Tieni presente che mio padre aveva 79 anni e io 27 ma fu la persona che l’accettò più di tutti, e che mi disse: “Per me non cambia nulla, ti voglio bene come prima”. Da lì, l’opinione del gli altri, non contò più molto!

Da quanto sei assieme al tuo compagno?

Ho conosciuto Dylan 4 anni fa, dopo 1 anno che mi ero trasferito a Londra. Lui londinese doc e io veneto. Che coppia… ma ci siamo subito trovati. Un mix tra prosecco e fish&chips. Ero partito per la fare la classica esperienza di qualche mese e dopo 5 anni sono ancora qua, innamorato… anzi promesso sposo! Londra, a differenza di Bassano, è una metropoli dove non importa molto chi sei, con chi vai o con chi ti fidanzi.

In che occasione hai deciso di presentare ai tuoi genitori il tuo compagno?

Dopo qualche mese che ci frequentavamo, io dovevo tornare in Italia per far visita ai miei e gli chiesi se volesse accompagnarmi. Lui accettò e cosi partimmo insieme. Era agitato ma cercava di non farlo vedere. Con i miei fu facile, a parte il problema della lingua. Loro non conoscevano una parola d’inglese e Dylan purtroppo non parla italiano, ma in qualche modo si capirono.

Non ci fu nessun giudizio o pregiudizio, tutto sembrava normale. Normale come se avessi presentato la mia fidanzata in famiglia. Dopo l’imbarazzo iniziale da parte di entrambi, ci sedemmo a tavola. Mia madre, da brava mamma italiana, aveva cucinato per un reggimento, mio padre aveva organizzato il vino e Dylan mangiò tutto.

Avete deciso di sposarvi il 23 Giugno: perché in Italia e non a Londra?

Quando mi chiese di sposarlo all’inizio pensavamo di farlo a Londra. Sarebbe stato tutto più facile, poi invece ci ragionammo un po’. Farlo qua, in una città dove non conta da dove vieni o cosa fai nel tuo privato, sarebbe stato normale e solo un evento nostro, mentre volevamo fosse l’occasione per insegnare alle nuove generazioni che quando due persone si amano, il resto non conta… e che se lo zio Emi sposa lo zio Dylan, va bene, purché ci sia amore!

Mi piace molto questa frase: “L’Amore non giudica e non chiede. L’Amore, quando c’è, Ama”.

(Poi vabbè… io ho 90 invitati e lui 30, per cui farlo in Italia è logisticamente più facile)

 

Martina Dell’Osbel

 

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Martina Dell'Osbel

Sono laureata in Relazioni Pubbliche e Pubblicità ed fatto ho un Master in Diritto dell'ambiente. Ho sempre lavorato nell'ambito della comunicazione come: speaker radiofonica, corrispondente per delle testate, formatrice. Il mondo della scrittura mi ha da sempre affascinata! Sono felice di poter scrivere degli articoli per la redazione di Noi2 Magazine...così potrò mantenere viva la mia passione!


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