Complessità del senso materno in gravidanza

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Complessità del senso materno in gravidanza

Complessità del senso materno in gravidanza

Nell'arco della vita, la transizione alla genitorialità rappresenta uno dei periodi di maggior adattamento che ogni genitore si trova a dover affrontare.  La genitorialità è un articolato processo evolutivo costituito da fattori intrapsichici ed interpersonali, che porta ad un cambiamento sia nel proprio senso di identità sia un riassestamento rispetto al mondo delle relazioni personali. Ad influire maggiormente in merito alla selezione del partner e nella scelta di assumere o meno il ruolo genitoriale, è la dimensione dell'attaccamento. Si tratta dell'interiorizzazione dei modelli comportamentali derivanti dalle precedenti esperienze relazionali con i caregiver, ovvero con coloro che si sono presi cura di noi. Numerose ricerche hanno rilevato che la scelta del partner sia collegata alla possibilità che questi confermi la propria percezione di sé e degli altri, in modo da giustificare la ripetizione dei propri modelli relazionali. Il legame di attaccamento adulto è caratterizzato anche da simmetria e reciprocità, in quanto il soggetto, oltre che fruitore di cure, si fa a sua volta figura di supporto e accudimento per il partner all’interno di una relazione paritaria che comprende anche il sistema motivazionale sessuale. Questi aspetti peculiari e specifici dell’attaccamento nell’ambito della relazione di coppia sembrano favorire l’ulteriore passaggio alla funzione di caregiver nei confronti di un figlio.

La costruzione del ruolo di madre e cambiamenti psicologici in dolce attesa


I sentimenti che una donna prova quando scopre di essere incinta sono molteplici: gioia, felicità, sgomento, paura e mille altre emozioni. A questi stati emotivi si affiancano una serie di trasformazioni psicofisiche del corpo femminile poiché gli ormoni giocano un ruolo cruciale nel circuito cerebrale materno, che aiuta la madre a mediare le sensazioni ed acquisire una nuova coscienza di sé nel nuovo ruolo (Ammaniti).

All'inizio della gravidanza, ogni donna è pervasa da mille interrogativi, quali: "Sarò in grado di far vivere e crescere mio figlio? Sarò in grado di amarlo, di anticipare e comprendere i suoi bisogni, le sue paure? Sarò come mia madre è stata con me? Sarò migliore o peggiore di lei?" I primi interrogativi hanno a che fare con la capacità che ogni madre deve avere di prendersi cura del proprio figlio, non solo fisicamente ma anche psicologicamente, di essere, quindi, una madre nel senso più completo del termine e non solo una nutrice che si occupi esclusivamente di allattare e nutrire il proprio figlio per garantirne il benessere fisico. Il terzo è un interrogativo assai pervasivo che ha a che fare con il rapporto che si è avuto con la propria madre, parametro non privo di problematicità, rispetto a cui ogni donna si misura come figlia e futura madre (Ammaniti).

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Riconoscere l'esperienza vissuta in prima persona come figlia

È fondamentale che la donna riconosca e recuperi l'esperienza fatta con la propria madre, di essere stata in un momento della propria vita l’oggetto del pensiero e delle cure amorevoli di una madre, per far sì che inizi a sviluppare la consapevolezza che, a sua volta, potrà svolgere questa funzione nei confronti di un altro. Il momento dell’attesa è "uno dei più arricchenti stadi del ciclo di vita perché ci si sente capaci di creare vita". Diventare madre è un processo lento e delicato, in cui il riconoscimento dei cambiamenti corporei, la percezione dei movimenti fetali, l’immaginare il bambino ed i cambiamenti che apporterà nella vita, sono elementi importanti che segnalano la costruzione di un nuovo ruolo nella realtà futura della donna. Inoltre, la presenza di fiduciose aspettative, o di timori, di stati d’animo tranquilli o pervasi da preoccupazioni, così come uno "stato di benessere" o un’accentuazione dei disturbi tipici della gravidanza, sono la dimostrazione del fatto che il tipo e la qualità del percorso psicologico che ciascuna donna affronta dipendono dalla propria esperienza passata ed attuale (Odorisio).

Il rapporto tra madre e figlio si crea fin dai primi mesi della gravidanza. Già in questa fase, prende corpo nella mente della madre quel misterioso e straordinario stato mentale che è il pensare per due: essa si vedrà essenzialmente madre e inizierà un dialogo interno e continuo con il suo bambino, come se lo sentisse e lo vedesse davanti a sé, perché una madre ha in mente suo figlio fin dal principio. Durante gli ultimi tre mesi della gravidanza, la donna si prepara psicologicamente al parto e all’ingresso del proprio figlio nel mondo. Questo particolare stato mentale che la donna sviluppa intorno all’ottavo mese di gravidanza e che perdurerà fino al terzo mese di vita del bambino è stato definito da Winnicott "preoccupazione materna primaria" e descrive l’amore materno che si esplica con un’aumentata sensibilità grazie alla quale la madre riesce ad anticipare i bisogni del figlio imparando a riconoscere i suoi segnali.

 

Liliana Zagaria

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