I nonni di oggi e l’active aging

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I nonni di oggi e l’active aging

I nonni di oggi e l’active aging

Una fase di perdite e di risorse

La terza età è il periodo finale del ciclo di vita della persona. È suddivisa in tre fasi differenti: dai 64 ai 75 anni si parla di giovane anziano, dai 76-85 anni di anziano, dagli 86-99 anni di grandi vecchi ed, infine, dai 100 di centenari.

La vecchiaia è caratterizzata da cambiamenti del funzionamento sul piano cognitivo, corporeo, relazionale ed emotivo. È un momento delicato e di forte vulnerabilità, in quanto implica una serie di perdite: dell'immagine di sé, a causa del graduale decadimento fisico e cognitivo; delle relazioni amicali; del ruolo sociale e lavorativo (pensionamento) e dalla vedovanza. Le modificazioni biologiche, inoltre, possono impattare sulla vita relazionale dell'anziano e sul suo umore (ad esempio, perdita dell'udito può causare depressione ed isolamento).

L'invecchiamento è influenzato da tre fattori: l'ambiente, ovvero il contesto intorno all'anziano, sia a livello umano, che sociale, che territoriale (ad esempio, se egli risiede in una paese in cui ha una forte rete amicale, allora vivrà serenamente questo periodo della vita; diversamente, se si trova in una struttura residenziale con pochi punti di riferimento, si sentirà più spaesato e solo); gli aspetti biologici, legati alla fisiologia ed alla genetica; psicologici (relativi al temperamento ed alla personalità).

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La terza età non è solo un periodo di perdite e di decadimento: grazie alle migliori condizioni di salute ed al progressivo allungarsi della vita, sempre più la persona affronta questa fase con energia, buone capacità produttive ed autonomia. Le attuali teorie psicologiche (dette "Active aging") spostano il focus sulle risorse e le potenzialità: emerge una forte capacità di adattamento con la scoperta di nuove strategie e nuovi lati di sé, che vanno a sopperire delle funzioni che sono inefficienti; nuove strategie di coping, come una diminuzione della razionalizzazione ed un aumento della valutazione positiva della situazione; cambiano i valori e la motivazione personale, per cui la necessità di fare carriera e di autoaffermazione lasciano il posto ad un maggiore investimento nell'affettività con le persone care.

Questo cambio di prospettiva nel valutare l'invecchiamento fa comprendere che è un periodo molto più complesso di quello che si tende a pensare e che risulta eccessivamente semplicistico e superficiale limitarsi a vederlo come connotato dalla sola decadenza ed improduttività.

 

Pregiudizi e stereotipi nei confronti degli anziani

Il termine "ageism" si riferisce ai pregiudizi e stereotipi, sia positivi che negativi, legati all'età (quindi non sono esclusivi dell'anzianità). I pregiudizi desiderabili consistono nel vedere l'anziano come accogliente, disponibile, saggio, felice, a disposizione dei figli, etc. mentre quelli indesiderabili lo considerano fragile, malato, improduttivo, lamentoso, egoista, etc.

Un aspetto interessante è che l'ageismo benevolo si trasforma in ageismo ostile qualora la persona non rispetti lo stereotipo a lei attribuitogli. Facciamo un esempio concreto: si dà per scontato che i nonni tengano i nipoti durante l'orario di lavoro dei genitori. Se questo effettivamente si realizza, allora verranno considerati come "disponibili, accoglienti, etc.". Ma se, al contrario, non volessero tenerli o non li volessero tenere durante il week end per dedicarsi alle proprie attività, verrebbero subito etichettati come "poco disponibili ed egoisti". O ancora, se una donna anziana indossasse delle scarpe con un tacco accentuato, si mettesse un vestito un po' scollato e si truccasse per andare a ballare, si tenderebbe a pensare che fosse fuori luogo, in quanto cozzerebbe con l'idea di anziana che vige nella società (simile a quella di Nonna Papera che sta a casa a preparare i dolci per i nipoti).

Perché è importante tenere a mente ciò? Perché negli ultimi anni la nostra società sta cambiando notevolmente e gli stereotipi ed i pregiudizi che si porta appresso sono il retaggio di valori che sono sempre più distanti da quello che attualmente rappresenta il trend medio.

Essere anziani oggi non è l'essere anziani di 40 anni fa e, quindi, la qualità di vita dell'invecchiamento è molto diversa.

 

Giulia Parise

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About Author

Mi sono laureata in Psicologia Clinica a Padova nel 2014, attualmente mi occupo di ricerca ed informazione su tematiche inerenti ai Death Studies, lutto e fine vita. Nel mio lavoro cerco di conciliare la scientificità propria della formazione con la potenzialità espressiva e creativa dell'arte, con lo scopo di favorire l'elaborazione di un pensiero critico e professionale.

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