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Fedeli nella gioia, nel dolore e… nel raffreddore

Tutto comincia con qualche lamento, energiche soffiate di naso e tosse, tanta tosse: tremate, Lui ha la febbre!

L’esperienza lo insegna e la scienza lo conferma: i suoi 36.9 di febbre sono i nostri 39.6.

In altre parole, quel malessere che noi, abitualmente, gestiamo con un paio di aspirine al volo tra un impegno e l’altro, mette ko il maschio medio per diversi giorni. Giorni che vorremmo non arrivassero mai.

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Perché se i nostri malanni sono orgogliosamente autogestiti, o addirittura taciuti per non turbare l’armonia familiare, un suo raffreddore diventa emergenza assoluta.

Non importa se ci sono i bambini da portare all’asilo, il cane da “uscire”, scadenze al cardiopalma in ufficio (la donna è multitasking, no?): l’unica vera emergenza è lui. Perché, si sa, il maschio malato, che sia padre, marito o fidanzato, è sempre figlio unico. D’altronde lasciare che si arrangi comporta grossi rischi, come quello di trovare la casa sottosopra manco fossero passati i ladri. Basta seguire la scia di fazzoletti umidicci e scatole di medicinali vuote per arrivare al fagotto brontolante nel letto: “non si sa mai dove metti le cose!”/“ho preso quello che ho trovato” (inclusi farmaci scaduti, la pillola anticoncezionale, a volte anche i farmaci di Fido). Non resta che agguantare l’aspirina in bella vista sul primo scaffale dell’armadietto (carramba, era sempre stata lì!) e rassegnarsi a fare l’infermiera.

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Stando ad indagini empiriche al quanto infallibili, il rimedio più efficace è infatti un mix di attenzioni e rassicurazioni: applicato con rigore, riduce la prognosi a un paio di giorni lavorativi… a patto di non esagerare con dolcezza e disponibilità! Ma nel caso servisse accelerare i tempi di reazione, ecco un consiglio infallibile: mostratevi preoccupate, fingete di riconoscere sintomi di pericolose malattie infettive, suggerite di fare degli esami e… ovviamente tenetevi alla larga, mica vorrà contagiarvi!

A questo punto probabilmente avverrà il miracolo: lentamente si alzerà, brontolerà qualcosa e andrà a preparare la borsa del calcetto.

 

Elisa Pordon

 

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Elisa Pordon

Da circa 20 anni mi occupo di comunicazione ma non mi sono mancate esperienze sporadiche come impiegata catatonica, barista filosofa, PR allo sbaraglio. Il mio grande amore è la scrittura creativa, ma ho trovato nel web copywriting una nuova, appassionante sfida. Sono brava con le parole, ma da sempre le addomestico per produrre fatti, esaminando con cura il contesto e adottando, di volta in volta, la logica più efficace.


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