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Omofobia e bullismo: il coraggio di crescere fuori dal branco

“Omofobia e bullismo: il coraggio di crescere fuori dal branco”
La vita può essere difficile, a qualunque età, se non fai parte del branco.
Anzi, se sei adolescente e ti ritrovi dalla parte “sbagliata” può diventare un vero inferno.
È paradossale, ma in una società sempre più “globalizzata” e politically correct, che conia ricercati eufemismi per non offendere nessuno e dichiara guerra alle barriere architettoniche, di diversità si può anche morire.

Omosessualità tra tabù e stereotipi

“Se ti odio è colpa tua”
Si pensi alla cronaca: “bullismo” e “cyberbullismo” sono termini ormai tristemente noti, come i casi a cui fanno riferimento. Sono di atti di violenza sistematici, ripetuti e intenzionali compiuti ai danni di persone etichettate come “diverse”, e quindi “inferiori”. Le vittime, scelte perché “devianti” dai canoni sociali imposti, vengono svalutate e rese oggetto di violenza verbale, fisica, psicologica. In questo gioco perverso la svalutazione ha un ruolo fondamentale: se la vittima è responsabile dell’attacco, il carnefice può giustificarsi con un “se l’è cercata”. E funziona, si sa: qualcuno ha mandato milioni di persone nelle camere a gas dicendo così. Funziona ancora meglio se a compiere l’azione aggressiva è un gruppo di persone, il “branco”: chi si ritiene aderente alla norma, e per ciò nel giusto, facilmente si coalizza, mentre difficilmente il freak avrà un esercito su cui contare. Ed è questa la vera sfortuna della diversità: se i carnefici si riconoscono nel loro odio, ogni vittima è sola nella propria diversità.

“Maschi contro femmine”
Se le forme di bullismo, quindi, hanno molti tratti in comune, le caratteristiche personali prese di mira possono essere di vario tipo. Ad essere brutalmente stigmatizzati sono spesso il credo religioso, il colore della pelle, l’orientamento sessuale ma anche aspetti più sottili, legati al ruolo di genere. Perché i bambini, e ancor più gli adolescenti, sono terribilmente conformisti. In una società ancora maschilista, per i giovani uomini risulta essenziale affermare la propria virilità prendendo le distanze dal mondo femminile, spesso a scapito di chi non aderisce al modello dominante. Dire “Non siamo come voi” o dare del “frocio” a qualcuno serve ad affermare un ruolo di genere considerato “superiore”, nel tentativo di evitare lo spauracchio più temuto: l’etichetta di “effeminato”.

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“The L Word”
Alle donne omosessuali o considerate tali non va molto meglio. Se “fare cose da maschi” è generalmente accettato dalla società (perché non intacca in modo sostanziale l’identità di genere percepita), in tema di orientamento sessuale la situazione è più critica. Dato che l’immagine della donna è costantemente oggettualizzata e pensata in funzione del sesso maschile, quando esce dai soliti schemi (amante, madre ecc.) viene vista in due modi: se mascolina e non attraente è sottostimata e ignorata, se femminile e sexy trova posto nell’immaginario pornografico. Certo, l’insulto, la minaccia sono sempre dietro l’angolo, ma ancora più drammatica è la mancanza di considerazione riservata all’omosessualità femminile: nella concezione popolare, il termine “gay” fa ancora pensare ad uomo con rossetto e piume di struzzo.
“The L Word” (cioè “la parola con la L” ovvero lesbica, dalla serie tv americana che racconta le vicende corrono intorno a un gruppo di donne, lesbiche e non, tutte con storie e caratteristiche diverse l’una dall’altra) è per molti un mondo sconosciuto, da ignorare o magari da spiare dal buco della serratura.

In conclusione, i comportamenti omofobici attecchiscono, germogliano, e si riproducono sul terreno fertile di una società sessista, che impone ruoli di genere rigidi e fortemente vincolanti. Se per il maschio rifiutare l’omosessualità pare condizione fondante della propria virilità, alle donne la devianza dal modello di femminilità fa guadagnare facilmente l’epiteto di “puttana”: sono le facce della stessa medaglia.
Per scardinare questo odio verso chi non è “conforme”, è fondamentale educare alla diversità, in famiglia e nelle scuole, facendo passare il concetto che diversità è ricchezza, conoscenza, evoluzione.

 

Elisa Pordon

 

Fonte: www.iosonominoranza.it

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Elisa Pordon

Da circa 20 anni mi occupo di comunicazione ma non mi sono mancate esperienze sporadiche come impiegata catatonica, barista filosofa, PR allo sbaraglio. Il mio grande amore è la scrittura creativa, ma ho trovato nel web copywriting una nuova, appassionante sfida. Sono brava con le parole, ma da sempre le addomestico per produrre fatti, esaminando con cura il contesto e adottando, di volta in volta, la logica più efficace.


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