Adolescenti e paura del rifiuto

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Adolescenti e paura del rifiuto

Adolescenti e paura del rifiuto

Una delle tipiche paure degli adolescenti è quella di essere rifiutati, non compresi, non accolti nel mondo degli adulti. Ovviamente questo atteggiamento è legato alla maturità ancora acerba dell'adolescente, anche se capita che questa paura resti insita nel profondo e si radichi nella crescita fino ad essere presente in età adulta.

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È tipico delle persone che temono il giudizio altrui focalizzarsi sul linguaggio del corpo, la scelta e il ritmo delle parole usato dai propri interlocutori. Queste persone osservano anche i più piccoli dettagli della comunicazione non verbale per trovare nella conversazione e negli atteggiamenti dei significati nascosti: è qui che riscontrano la conferma del loro timore di non essere perfetti, di essere rifiutati, allontanati, criticati seppure questa intenzione da parte dell'altro non sussista.

Un tale comportamento, che possiamo definire iper-vigile, rende queste persone attente ed empatiche, ma con la tendenza a estraniarsi e ad allontanarsi dalle relazioni, anche se sono fondamentalmente positive. Essi mettono distanza e rifuggono l'intimità psicologica con gli altri a causa di una lettura errata delle intenzioni altrui, preferendo la solitudine.

Evitare i rapporti umani per la paura del giudizio ha come conseguenza la mancanza di relazioni amicali ed affettive: tutto ciò può rendere alcuni soggetti più a rischio di depressione. La paura più grande è quella di rapportarsi agli altri e ottenere dei rifiuti a conferma della loro inutilità.

Ritengo che la paura del rifiuto è insita in queste persone che si pongono già con un atteggiamento direzionato: cercano il rifiuto, lo percepiscono, sentono nell'aria la critica e il "no" anche dove non c'è. Ecco perchè agiscono in modo contraddittorio, confuso, distaccato, impacciato. Tutto questo provoca ovviamente l'allontanamento degli altri. Gli amici non comprendono un atteggiamento ambivalente e optano per non estendere più l'invito; non trovano corrispondenza nella relazione di amicizia e decidono di prendere distanze. Immaginano che non ci sia il desiderio di un rapporto intimo e non intuiscono che si tratta di un blocco, di una profonda paura che impedisce di mantenere legami profondi con loro.

La vittima di questo sentire è completamente oppressa dall'alta sensibilità al rifiuto e dalla scarsa considerazione di sè, tanto che ogni occasione di socializzazione viene tenuta a debita distanza per convalidare l'idea di se stessi negativa.

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Ciò che ci viene insegnato dalla società e dalla cultura moderna è utilizzare fonti esterne come riferimento, ad attribuire il valore delle persone in base a ciò che facciamo e a come appaiamo, piuttosto che alla interiorità e alla nostre intrinseche qualità. Da qui il passo è breve per imparare fin da piccoli ad essere giudicati, negativamente e positivamente, in base ai nostri comportamenti, alle nostre prestazioni scolastiche, sportive, in base al nostro successo lavorativo e alla popolarità sociale.

In questa società i bambini non vengono educati a sentirsi rispettati e valorizzarti come persona al di là del risultato visibile, ma solo su quando "producono" ed in base a quanto successo ottengono. La persona ha valore sulla base di quando è realizzata e visibile nel contesto a cui appartiene e non per le qualità interiori che possiede. Ecco perchè la bassa o alta autostima di un adulto è strettamente legata al rapporto che ha avuto da bambino con i genitori: se è cresciuto con genitori amorevoli e che lo hanno incoraggiato, sostenuto e valorizzato per ciò che egli è, piuttosto che per come appare, che è degno di amore e rispetto incondizionati allora la sua autostima (fiducia di sè) sarà elevata e non avrà timore di relazionarsi agli altri e non si sentirà minacciato da eventuali rifiuti ricevuti.

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La persona con bassa autostima, potenzialmente depressa, non ha fatto questo tipo di esperienza nella relazione coi genitori da bambini. Combatte per tutta la vita con la sensazione di inutilità, di esclusione, di non appartenere, di non essere meritevole di amore poiché nelle sue prime relazioni, quelle coi genitori, non ha fatto l'esperienza di accettazione piena e incondizionata.

Crescere con l'esperienza di non essere amabile o di essere adeguato su condizione, ovvero a patto di compiacere i genitori e una società estremamente esigente e critica, crea un "buco nero emotivo" che difficilmente può essere riempito. Partner affettuosi ed amici intimi difficilmente riusciranno con la loro presenza a sanare quell'antica sensazione di non essere una persona meritevole di stima e amore. Si può sentire l'amore altrui solo se si è convinti di essere meritevoli, se si ha amore verso sè.

Tuttavia non è impossibile modificare la percezione di se stessi e aprirsi alle relazioni con altri accettando il rischio del rifiuto. Si può lavorare per aumentare la propria autostima. Questo non può avvenire in tempo breve, se si considera il fatto che è un concetto strutturatosi durate l'infanzia e che si è rafforzato nel corso di anni successivi.

Ci si può però col tempo costruire una "pelle più spessa" per essere meno sensibili e vulnerabili al rifiuto.

Se si soffre di elevata sensibilità al rifiuto, alla critica, è necessario:

  • Sforzarsi di esporsi in modo graduale e sistematico alle situazioni temute. Evitando di evitarle e permettersi di tollerare in modo graduale e controllato situazioni imbarazzanti in modo via via sempre più crescenti.

  • Imparare a gestire i pensieri negativi e la conseguente reazione ansiosa.

  • Imponendosi di scambiare qualche parola con uno sconosciuto al supermercato o in ascensore.

  • Fare quale battuta divertente e stravagante, avvicinarsi a qualcuno di sesso opposto al bar o al ristorante; questa è una tecnica paradossale che funziona incredibilmente bene.

  • Imporsi di fare volutamente proprio ciò che si sta tentando di eludere e che causa ansia per imparare rapidamente che il rifiuto nelle situazioni reali non è così probabile e, qualora si verifichi, neppure catastrofico. Tutte le persone sono autocentrate, si focalizzano sulle proprie difficoltà, prestano meno attenzioni ed elargiscono meno giudizi nei confronti degli altri di quanto si pensi.


 

dott. Maurizio Sgambati

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About Author

Psicologo Psicoterapeuta ed Analista Transazionale Certificato. Effettuo attività di consulenza psicologica e psicoterapia come libero professionista in privato privilegiando le problematiche del singolo adulto. Collaboro con alcune associazioni di promozione sociale offrendo formazione e supervisione professionale. Per Noi2 Magazine scrivo articoli di taglio psicologico riguardanti il mondo delle relazioni.

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