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Phubbing: lui, lei e l’altro (lo smartphone)

Epoca che vai, mali che trovi.

Nell’era dell’iperconnessione, ad esempio, si sente sempre più spesso parlare di “phubbing“, parola macedonia che unisce i termini “snubbing” (snobbare) e “smartphone” (telefono). Sembra complicato, ma descrive qualcosa che tutti noi, purtroppo, conosciamo bene: è il vizietto di chi, pur trovandosi in compagnia, si concentra esclusivamente e ossessivamente sul proprio smartphone.

Secondo  uno studio pubblicato su Computers in Human Behavior dalla Baylor University, Texas, oltre la metà degli intervistati ha dichiarato di essere vittima della “fame da telefono” e  più del 30% di non ricevere attenzioni dal partner, cosa che nel 20% dei casi ha messo in crisi i legami. Messaggi, like su Facebook, cinguettii su Twitter, email di ogni genere: l’impulso a controllare e digitare diventa sempre più importante e irrefrenabile. Anche di notte.

Quando lo smartphone è di troppo

Non si tratta di dipendenza da connessione, ansia, o insonnia da social. È qualcosa di molto più inquietante. Secondo lo studio di James Roberts e Meredith David, intitolato in modo significativo “My life has become a major distraction from my cell phone: Partner phubbing and relationship satisfaction among romantic partners” (“La mia vita è diventata una distrazione dal mio cellulare…”), si sono capovolte le priorità quotidiane. Lo smartphone, in altre parole, sta modificando in maniera profonda le abitudini della nostra vita, influenzandola sotto gli aspetti più diversi: si va dall’incapacità di staccare dal lavoro la sera e nel weekend, fino al controllo compulsivo del cellulare durante l’intimità con il partner. I cellulari, in sostanza, da strumenti tecnologici si sono trasformati in prolungamenti del nostro corpo, protesi di cui non possiamo più fare a meno.

A chi non è capitato di sentirsi messo da parte a causa dell’onnipresente terzo incomodo? L’Italia, per dire, non solo è il paese del mondo in cui si regalano più cellulari ai propri cari, ma è anche il paese europeo in cui si litiga maggiormente per il phubbing:  figli che si lamentano di genitori sempre attaccati allo smartphone (e non solo viceversa), coppie che scoppiano perché il partner ha occhi solo per il display del suo cellulare…

Quel che abbiamo scoperto è che quando qualcuno percepisce che il proprio partner lo sta ignorando dedicandosi al telefono, questo crea dei conflitti e conduce a più bassi livelli di soddisfazione nella relazione – ha detto Roberts al magazine della Baylor Universityquesti bassi livelli portano a loro volta a minore soddisfazione quotidiana e, magari, ad elevate soglie di depressione.

La testimonianza di Roberts e David conferma che l’ecosistema in cui siamo immersi sta cambiando in modo per noi pressoché impercettibile, generando mutamenti profondissimi nostro modo di stare insieme. Ed è proprio sulla nostra relazione con questi oggetti che è necessario intervenire, prima che stravolga del tutto i nostri fragili, già compromessi, equilibri quotidiani. Perché lo studio dimostra che proprio nelle situazioni più minimali e “banali”, come una cena fuori o una serata di relax sul divano, è l’essere in carne e ossa che condivide quel momento con noi ad essere percepito come elemento di disturbo rispetto a un flusso comunicativo ininterrotto che transita dalle protesi digitali.

 

Elisa Pordon

 

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Elisa Pordon

Da circa 20 anni mi occupo di comunicazione ma non mi sono mancate esperienze sporadiche come impiegata catatonica, barista filosofa, PR allo sbaraglio. Il mio grande amore è la scrittura creativa, ma ho trovato nel web copywriting una nuova, appassionante sfida. Sono brava con le parole, ma da sempre le addomestico per produrre fatti, esaminando con cura il contesto e adottando, di volta in volta, la logica più efficace.


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