Cena al buio: chiudi gli occhi e libera i sensi

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Cena al buio: chiudi gli occhi e libera i sensi

Cena al buio: chiudi gli occhi e libera i sensi

La vista è senz'altro il primo senso a cui ci affidiamo nel fare esperienza, soprattutto quando siamo nel pieno della nostra vita. Si dice "apri gli occhi", o che "anche l'occhio vuole la sua parte", si parla di "amore a prima vista", di innamorati che "vedono solo lui/lei" o che "si perdono negli occhi dell'altro", come se attraverso lo sguardo si potesse entrare in contatto con l'anima dell'amato. Sappiamo bene, però, che fondersi veramente, "sentirsi tutt'uno"… be', è una faccenda che coinvolge almeno tutti e cinque i sensi.

Estasi sensoriale tra le montagne


Se la vista è, probabilmente, il tipo di percezione che temiamo di più di perdere, è anche vero che spesso tende a sopraffare gli altri sensi.
Sarebbe allora curioso, e intrigante, provare a farne a meno per qualche ora, lasciando campo libero a tatto, olfatto, gusto e udito. Magari durante una cena al buio, perché no.
Il primo a pensarci, in Europa, è stato un ristorante di Berlino, una decina di anni fa: pare che il passaggio dalla luce al buio fosse piuttosto brusco, cosa che tendeva a disorientare la clientela, per quanto desiderosa di sensazioni forti.
La formula del ristorante berlinese è stata poi ripresa a Parigi a Le Gout du noir, ma con una variazione significativa: il passaggio dalla luce all'oscurità è stato ingentilito attraverso una sala di "passaggio" dove, a luci soffuse, i camerieri servivano gli aperitivi.

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Oggi molti locali italiani offrono questo tipo di esperienza: dopo l'aperitivo in una sala debolmente illuminata, si passa in quella buia appoggiando le mani sulle spalle della persona che precede, a sua volta agganciata al cameriere che fa strada. Il trenino, sì.

Ritrovarsi ad Amalfi


Il personale, persone ipovedenti o non vedenti, segue pochi tavoli alla volta, con grande disponibilità e discrezione. Certo, all'inizio la sensazione di disagio, a volte anche di oppressione e paura, può essere forte e totalizzante; ma piano piano, con la compagnia giusta e magari un paio di bicchieri di vino, la mente si rilassa e lascia spazio ai sensi, che si fanno più acuti, portando ad immergersi in una realtà completamente nuova e stimolante. Si comincia annusando, si continua toccando e, infine, si assapora tutto quello che si mangia…

A proposito: "cos'era?!" Sì, è incredibile come sia difficile, per quanto si concordino alcuni aspetti del menù  (indicando eventuali intolleranze e idiosincrasie), riconoscere le pietanze senza l'ausilio della vista. Può essere un gioco, una sfida fra amici o anche, per i più, arditi, un "salto nel buio" con una tavolata di perfetti sconosciuti dei quali, per qualche ora, si individueranno solo le voci. E può essere, soprattutto, la condivisione di un'eccitante esperienza multisensoriale fra partner: qualcuno ha presente l'episodio "Budi Sabri" della perturbante serie TV Nip&Tuck?

 

Elisa Pordon

 

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About Author

Da circa 20 anni mi occupo di comunicazione ma non mi sono mancate esperienze sporadiche come impiegata catatonica, barista filosofa, PR allo sbaraglio. Il mio grande amore è la scrittura creativa, ma ho trovato nel web copywriting una nuova, appassionante sfida. Sono brava con le parole, ma da sempre le addomestico per produrre fatti, esaminando con cura il contesto e adottando, di volta in volta, la logica più efficace.

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