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Il mio posto nel cuore: le Colline Matildiche

Credo che ognuno di noi, abbia un posto del cuore.
Un posto per il quale ha riservato uno spazio speciale all’interno dei propri ricordi.
Quando ero piccola avevo diversi posti del cuore, ma la cosa che in assoluto mai dimenticherò, sono i profumi, le luci, i suoni che questi posti mantengono vivi dentro i miei ricordi di infanzia.
Spesso da piccoli ci si circonda di posti del cuore.
La risposta che mi sono data a questo è che siano indispensabili per costruire non solo i nostri ricordi, ma la nostra storia e noi.
Ho riflettuto tanto su quale sia il mio posto del cuore oggi.
Negli anni, da quando io e Nabile percorriamo lo stesso cammino di vita insieme, di posti ne abbiamo visitati e vissuti diversi ed ognuno di questi per emozione, momento o semplicemente per la bellezza stessa che suscita, potrebbe essere il mio posto del cuore.
Il nostro posto del cuore.
E riflettendo su cosa scrivere, ammetto di essermi trovata in difficoltà.
Difficoltà nello scegliere.
Ed allora dopo alcuni giorni di pensieri, dopo aver rispolverato i cassetti dei miei ricordi, ho preso la mia decisione.
Perchè forse c’è uno solo, tra questi, che per sempre, in qualsiasi città del Mondo noi possiamo essere, rimarrà
indelebilmente il nostro posto del cuore.
Casa nostra. La nostra terra.
Le colline dove siamo nati e dove di noi sono nate le esperienze migliori.
Ma anche quelle più sofferte.
L’unico scrigno in grado di conservare la nostra vera storia: le nostre colline matildiche.
Siamo nati ed abbiamo sempre vissuto in un piccolo paesino ai piedi della collina emiliana,distante poco meno di due ore dal confine toscano e dagli appennini. In una piccola frazione periferica dove tutti si conoscono, di vista o di persona.
Uno di quei luoghi dove il silenzio ed il verde sono lo sfondo delle giornate.
I ruderi del Castello della Contessa Matilde di Canossa svettano sulla roccia aspra. Troneggiano dall’alto del luogo nel quale per centinaia di anni hanno osservato popoli succedersi, pellegrini attraversare le nostre province, le stagioni rincorrersi e così i secoli.
Protetto dalla roccia e dal verde, il Castello sembra ad un passo dal cielo, proprio vicino alle nuvole. Le cicale d’estate fanno da sfondo al silenzio di questo luogo. L’autunno saluta il verde e tutte le sue sfumature
tingendosi di rosso, di arancione e di giallo. Rendendo l’aria più frizzante e tutto più fiabesco.
Nelle stagioni più fredde invece, quando l’inverno si inoltra, il paesaggio si traveste di un velo di nebbia che
talvolta lascia intravedere solo la vetta di questo luogo.
Come se in quel manto di nuvole galleggiasse leggero ma pur sempre imponente.
Solo la primavera e la sua luce flebile restituiscono il profumo di campi e di fioriture appena sbocciate.
Ed il blu degli iris che si arrampicano lungo la parete, ai piedi della roccia, come un mare, si muove e danza accarezzato dall’aria di nuova vita.
Poco distante, la residenza stessa di Rossena, con la sua torre, meglio conservata e ben più signorile, veglia sulle provincie circostanti dall’alto della sua rupe vulcanica dal particolare colore rossiccio e violaceo.
Il panorama attorno si perde in un confine oltre il quale l’occhio, nemmeno il più fino, riesce ad arrivare.
Ed il tempo stesso, in questi luoghi, sembra avere vita a sè. Quasi come se, in un certo senso, nè si perdesse non solo la cognizione stessa, ma persino la forma.
Ho sempre immaginato questi luoghi formicolanti di cavalieri a cavallo dei loro destrieri galoppare lungo le strade polverose, bianche, che collegano questi monti e questi luoghi.
Ho sempre immaginato il rumore del fuoco nei bracieri attorno ai quali, di notte ci si ritrovava per parlare. L’odore del muschio umido, del carbone.
Ogni collina, dal canto suo, è come se fosse un piccolo Mondo a sè. Le stesse colline dalle quali i calanchi scendono verso valle riportando alla luce i fossili di una vita marina che ci apparteneva agli antipodi della Terra e dell’uomo.
Scoscesi ed argillosi si gettano nella vallata come mani aggrappate a terra saldamente.
Come fazzoletti di seta lasciati lì ad attendere. Proprio come quando ci si prepara per un lungo viaggio
e si cerca di proteggere ciò che si ama dalla polvere e dal tempo.
Chissà se quei calanchi rocciosi aspettano il ritorno della loro Contessa.

E sulle colline limitrofe di Quattro Castella, sui quattro colli, altrettanti castelli vegliano sul paese e sui monti.
Da queste parti si respira ancora, periodicamente ogni anno, il profumo, il chiacchiericcio, il costume dell’epoca
medioevale che ha caratterizzato questi luoghi.
E chi vive in questi paesi ha a cuore la storia delle nostre colline e dei suoi castelli.
Tutto attorno a noi ha sempre avuto il profumo dell’erba di campo appena tagliata, i colori del grano e dei papaveri scarlatti nelle calde giornate d’estate.
Nelle giornate più fresche, quelle limpide, si possono persino vedere le prealpi, verso nord ovest.
D’inverno, negli inverni quelli nevosi, tutto attorno è ovattato in un unica coltre bianca.
Di tanto in tanto un bosco spezza quel velo, e sembra di essere dentro ad un quadro. Solo la notte, quando il cielo si rabbuia, si sentono nei boschi, i lupi ululare.
E lontano, come un mare, le luci della città e delle province di Reggio Emilia e Parma diventano il panorama
d’eccezione.
Credo che aver sempre vissuto nella natura ci abbia regalato un grandissimo patrimonio.
Conserviamo dei bellissimi ricordi della nostra infanzia. Le fughe in bicicletta tra strade sterrate e torrenti da guadare.
Il fiume Enza, con i suoi sassi , attraversa il paese e fa da confine tra Reggio Emilia e Parma per poi unirsi al Po, nella bassa pianura reggiana. Da bambini, con le ginocchia sempre sbucciate ed i piedi impolverati, a fine giornata, crollavamo in un sonno profondo. Non abbiamo mai conosciuto la noia, da bambini. Non c’era tempo per nulla di diverso. Vivere il fuori, in qualsiasi stagione, era l’unica priorità.
Su queste colline persino la luna sembra essere più grande, come se si fosse più vicini al cielo, ad un passo soltanto.
Ed è in queste colline che io e Nabile ci siamo conosciuti.
Così diversi ma così uguali per certi aspetti, dentro di noi conserviamo di questi luoghi gli stessi ricordi.
È su queste colline che abbiamo passato le notti a vedere le stelle ed a parlare dei nostri sogni nel cassetto.
È su queste colline che abbiamo buttato le basi di una vita insieme.
È all’affaccio di queste colline che abbiamo abitato insieme la nostra prima casa.
È su queste colline dal panorama pittoresco che abbiamo visto la mia pancia crescere e nascere Nicolò, il nostro
primo figlio.
Ed è sempre su queste colline che è arrivato anche Alessandro, due anni dopo.
È su queste colline che si affacciano alcune finestre della nostra casa, quelle dalle quali si scorge l’alba la mattina.
In questi prati verdi vogliamo che crescano i nostri bambini.
Che apprendano e coltivino il rispetto per la natura e per le proprie radici.
Ed è su queste colline che abbiamo le nostre radici, come alberi, ben piantate nel terreno.
Queste colline non sono solo la nostra casa, il nostro scrigno di infanzia, la nostra storia.
Dove il rituale della domenica è quello di ritrovarsi attorno al tavolo davanti ad un piatto di lasagne o di tortelli fatti in casa ed annaffiati da un bicchiere di lambrusco. Dove a Natale i cappelletti in brodo fumano nel piatto.
Ed il brodo è quello buono, di carne, che la nonna inizia a cucinare almeno una settimana prima, perchè basti per tutti.
Avremmo potuto scegliere di sposare la città, la sua comodità ed i suoi servizi.
Avremmo potuto scegliere la vicinanza al lavoro rinunciando a questo verde in funzione di una vita meno faticosa e di qualche ora di sonno in più la mattina.
Avremmo potuto scegliere per noi ed i nostri figli tante cose differenti.
Ma abbiamo scelto di rimanere qua, nella culla dei nostri monti.
Queste colline sono il luogo nel quale sempre ci sentiremo a casa e nel quale sempre faremo ritorno, dopo ogni viaggio, dopo ogni nuova cartolina.

 

Elizabeth Tagliavini

 

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Elizabeth Tagliavini

Prima di quattro fratelli (due maschi e due femmine) vivo in un paesino di provincia nel reggiano dove tutti si conoscono, di nome o di vista. Oltre alla mamma, nel "tempo libero" sono educatrice in un nido d'infanzia e amo il mio lavoro anche se a volte mi priva di tante energie. La mia vita ha preso una svolta inaspettata quando, nel novembre 2015, ho deciso di aprire un blog www.unthetraamiche.wordpress.com nato per scherzo e per sfida verso me stessa, perché alla soglia dei 29 anni mi sono detta che non è mai troppo tardi per capire cosa fare da grande. E da cosa nasce cosa eccomi qua a scrivere.


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