6 paure inconfessabili del futuro padre

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6 paure inconfessabili del futuro padre

6 paure inconfessabili del futuro padre

Il concetto di coppia viene inevitabilmente meno all'apparire di due striscette blu, quelle del test di gravidanza. Al di là di tutto ciò che può accadere all'interno di un rapporto a due, in cui il desiderio di genitorialità sia stato più o meno discusso, si tende in genere, da quel momento un poi, a concentrare tutta l'attenzione sulla donna lasciando all'uomo un ruolo secondario, da spettatore. Va bene, ci sta. Dopotutto è lei che vedrà il suo corpo cambiare e sarà lei protagonista diretta della nascita. Ma il ruolo di futuro padre non deve essere dato per scontato, soprattutto per la serie di problematiche e difficoltà che un uomo deve affrontare per accettare e vivere il cambiamento radicale della propria vita ora che arriverà il suo erede.

Ecco quindi una lista delle debolezze, dei dubbi, degli stati d'animo e dei timori che rendono complicata l'attesa della paternità e che i neo papà per primi non avranno mai l'ardire di confessare mai alla loro compagna, nemmeno sotto tortura.

1. Partecipazione al parto.

Strange situation e stili di attaccamento madre-figlio


La gioia di una sicura prosecuzione della stirpe verrà messa a dura prova da una delle paure più diffuse nell'ambiente maschile: quella della propria presenza in sala parto e l'assistenza alla nascita. Se la donna dà entrambe per scontate e i tempi moderni vogliono che siano facilmente realizzabili (in virtù dell'equiparazione tra uomo e donna anche in questo campo), per l'uomo l'idea di essere lì in quel momento può creare delle ansie non da poco. L'ambiente ospedaliero, i ginecologi e le ostetriche, il sangue, tutto quel dolore manifestato senza riserve con le urla strazianti delle doglie, la consapevolezza che il bambino uscirà proprio da LÍ. Un bambino ricoperto di liquidi corporei, piangente e già recriminante di attenzioni. Credo che a nessuno verrà mai in mente di mettere in discussione la virilità di un uomo di fronte alla possibilità di veder nascere il proprio bambino, a nessuno se non a lui stesso. Scapperà a gambe levate come l'istinto gli suggerisce? Certo che no, scenderà a patti con la cosa, pur sapendo che le notti successive saranno piene di incubi e per un po' si farà bastare lo sguardo grato della compagna, la pacca sulla spalla dello suocero.

2. Siamo sicuri che sia figlio mio?

Mettiamo subito le mani avanti: non si mette in discussione il comportamento della compagna. Semmai il dubbio scaturisce dal peso emozionale che questo evento ha sull'uomo e sul fatto che lo rende protagonista di qualcosa che fino a poco prima era abituato a escludere completamente. Si sa, se fuggire dalle responsabilità è un attitudine spesso associata al genere maschile ci sarà un perchè. Ammettiamolo, fino all'ultimo speriamo che non tocchi davvero a noi. E ammettiamo anche che è un pensiero che ci coglie spesso impreparati e che dura solo l'attimo di un respiro di fronte a quelle linee blu di cui sopra. Poi torniamo sulla Terra.

3. Come comunicherò con lui/lei?

La sessualità di coppia dopo il parto


Una delle cose che assilla il neo padre per tutti i 9 mesi di gestazione è il timore di non riuscire a comunicare in modo corretto con il bebè una volta nato. Parlare al pancione fa sentire un po' deficienti, ma si fa. E a quello stadio del "diventare padre" le cose sono ancora semplici, sembra un gioco che accende sintonia con la compagna. Il problema acquisirà tratti più seri e specifici quando il neonato sarà lì di fronte noi, ben allacciato nell'ovetto con gli occhi spalancati e il viso curioso in fervente attesa di una frase di papà. Panico. Cosa gli/le dirò? Capirò quello che mi dice? Sarò all'altezza di comprendere i suoi bisogni? Insomma, il senso di paternità subirà continui contraccolpi e rischierà di mal cadere sotto la raffica di domande. In questo caso il consiglio è di lasciarsi andare e alla più sporca imitare quello che fa lei (la madre): falsetti e bubu-baba per il momento vanno benissimo. Poi con la crescita si vedrà, risolveremo il problema all'occorrenza.

4. E se lei o il bambino muoiono durante il parto?

La catastrofe è in agguato. I pensieri più nefasti e impronunciabili prendono forma e inevitabilmente si insidiano tra le anse del cervello. La storia però viene in nostro soccorso, perchè in passato molte donne morivano di parto, spesso portando con loro il bambino. L'ansia da abbandono è molto forte nell'uomo in questo periodo e cerca un modo per supplire all'insicurezza che prova immaginando possibili panorami futuri, anche se tremendi.

5. La mia compagna non mi baderà più.

Qui siamo alla prassi. Non c'è un uomo che non senta il peso della gravidanza che avanza: non quello fisico, quello più grave dell'abbandono della propria donna che sceglierà di dedicare le attenzioni solo al figlio e non più al compagno. Ogni settimana che passa, sempre più pesante. Il bambino viene visto come un antagonista e la paura di restare solo si fa breccia nel cuore dei lui. "Era bello quando lei gravitava solo ed esclusivamente attorno a me, l'arrivo del bambino rovinerà per sempre questo equilibrio e ad avere la peggio sarò io che mi ritroverò da solo". È soltanto paura del confronto con il neo ruolo di padre. Dai, con un po' di fiducia e tanta pazienza e amore questo non succederà.

6. E se a morire sarò io?

Le responsabilità di padre piombano addosso come un macigno mettendo in discussione tutto, compresa la propria vita. Un padre deve esserci, non può morire. Ma se succede, cosa ne sarà di loro? Anche questo pensare può essere drastico e difficile da condividere, ma solo con un dialogo aperto con la compagna si potrà trovare il modo di calmare le ansie "da prestazione" che diventare padre può provocare. Se vi va stare più tranquilli, accendete una buona assicurazione sulla vita, magari vi farà dormire sonni più sereni.

 

Federico Dinordo

 

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