Figlio unico: privilegio o condanna?

  1. Homepage
  2. Attualità
  3. Figlio unico: privilegio o condanna?
Figlio unico: privilegio o condanna?

Figlio unico: privilegio o condanna?

Viziati, narcisisti, egocentrici, egoisti, prepotenti o, al contrario, distaccati, passivi: sono solo alcune – le più frequenti – delle etichette che i figli unici si sentono appioppare con una certa leggerezza.
In realtà, a detta degli specialisti, la "sindrome del figlio unico" non esiste, così come nessuno studio scientifico ha mai dimostrato l'esistenza di una qualche differenza nello sviluppo tra chi è figlio unico e chi, al contrario, ha dei fratelli. L'unica certezza è che a determinare lo sviluppo dell'essere umano sono quasi esclusivamente le relazioni che intrattiene, fin dalla tenera età, con le figure d'attaccamento e con l'ambiente circostante. Certo, se il figlio è uno solo, le attenzioni dei genitori tenderanno a concentrarsi tutte su di lui, nel bene e nel male: potrebbe diventare egocentrico e individualista o,

Gravidanza over 35: figli più intelligenti


al contrario, crescere più ordinato, responsabile e sicuro di sé. Insomma, meglio tenere lontani facili determinismi perché non ci sono regole assolute, ma soltanto una serie di "dipende"… un po' come in tutte le cose di questo mondo.
Si possono comunque schematizzare, per comodità, pro e contro di questa "condizione", che molto spesso traduce una "scelta" - anche obbligata - da parte dei genitori, sempre più in difficoltà nel gestire lavoro e impegni familiari .
Vediamo allora i potenziali vantaggi di essere figlio unico:

  • Il figlio unico molto spesso è più seguito dai genitori che, non dovendo dividere tempo ed energie tra i fratelli, possono svolgere al meglio il loro compito.
    Quest'attenzione speciale può aiutare i bambini a diventare persone indipendenti e dotate di una buona autostima.

  • Grazie alla frequentazione, fin dai primi anni di vita, di persone adulte, i figli unici spesso hanno un linguaggio e uno stile di ragionamento più evoluti rispetto ai loro coetanei.

  • I figli unici sono quasi sempre più ordinati e responsabili perché, non convivendo con altri bambini, tendono ad adottare il modello di ordine e di lavoro dei genitori. Non di rado sono concentrati sui propri compiti, precisi e ben organizzati (il problema nasce quando hanno a che fare con i loro simili, spesso tutt'altro che organizzati… ma di questo parleremo nella seconda parte)

  • Abituati a passare del tempo da soli, i figli unici sanno sfruttare al meglio questi momenti in compagnia di se stessi, e sviluppano passatempi intellettivamente stimolanti, come la lettura, la scrittura, il disegno, la pittura…


Il linguaggio degli adolescenti: il rapporto con internet


Da quest'analisi, i figli unici risulterebbero quindi relativamente più maturi, consapevoli, indipendenti e, a volte, anche più creativi rispetto ai loro coetanei cresciuti a stretto contatto con altri fratelli. In un mondo ideale andrebbe senz'altro così. Sulla Terra, invece, anche certi indubbi vantaggi iniziali possono trasformarsi in altrettanti, speculari, handicap:

  • A volte, effettivamente, i figli unici sono egocentrici, poco inclini al confronto con i coetanei, restii a mettersi in discussione. Fanno fatica a capire che ognuno ha il proprio turno di gioco, che si può anche perdere, e che non ci sarà sempre un pubblico entusiasta, e tremendamente di parte, ad applaudirli. Oggetto dell'attenzione esclusiva dei genitori, questi bambini sono in genere meno abituati a "mediare" e meno abili nell'affrontare e risolvere i conflitti. In altre parole, la rivalità con i fratelli è una grande, utilissima scuola di vita.

  • I figli unici fanno un po' fatica ad essere "generosi": hanno un forte senso della proprietà, e stentano a condividere ciò che hanno (non è cattiveria, è che proprio non gli viene naturale!). Questo vale sia per i beni materiali che per quelli immaateriali: "dare" ma anche "darsi", nel senso di "concedersi", per queste persone non è così scontato.

  • Spesso i figli unici corrono il rischio esattamente opposto a quello citato sopra: anziché crescere capricciosi ed egocentrici, maturano troppo in fretta, diventando dei "piccoli adulti". Questa loro caratteristica può causare problemi e frustrazione nei rapporti con i coetanei, più "spontanei" e meno rigorosi con se stessi (i "disorganizzati"). I genitori dovrebbero quindi stare attenti a non "adultizzare" e responsabilizzare eccessivamente il bambino, e a non confondere i ruoli. Non di rado, questi genitori finiscono anche per coinvolgere i figli nei loro problemi di coppia, pretendendo che prendano posizione in faccende che non dovrebbero riguardarli affatto.


In conclusione, e al di là delle generalizzazioni, un bambino che sa stare da solo è diverso da un bambino solitario ed egoriferito: per questo è importante favorire, fin dalla tenera età, le relazioni del piccolo con i coetanei, in modo da garantirgli un’infanzia da bambino e un’età adulta da persona equilibrata, ben "socializzata".

 

Elisa Pordon

Leggi anche:

 

10 frasi da non dire mai a una donna mentre si litiga


L'amore a prima vista esiste


 

 

 

 

 

 

 
Author Avatar

About Author

Da circa 20 anni mi occupo di comunicazione ma non mi sono mancate esperienze sporadiche come impiegata catatonica, barista filosofa, PR allo sbaraglio. Il mio grande amore è la scrittura creativa, ma ho trovato nel web copywriting una nuova, appassionante sfida. Sono brava con le parole, ma da sempre le addomestico per produrre fatti, esaminando con cura il contesto e adottando, di volta in volta, la logica più efficace.

Add Comments

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.