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La pillola anticoncezionale

La pillola anticoncezionale, chiamata anche semplicemente pillola, è nata quasi sessanta anni fa ed è costituita da due elementi fondamentali: l’etinilestradiolo (un derivato sintetico dell’estradiolo, prodotto dall’ovaio) e da un progestinico di sintesi (a sua volta derivato dal progesterone, anch’esso prodotto dall’ovaio). Questi due composti mettono per così dire “a riposo” l’ovaio, impedendo l’ovulazione e quindi la possibilità di concepimento: tutto questo avviene perchè viene bloccata la sintesi e produzione di FSH e LH, due ormoni prodotti dall’ipofisi (la ghiandola a forma di ciliegina che si trova nel cervello) che normalmente stimolano e mantengono una normale funzionalità dell’ovaio.

Pillola anticoncezionale e depressione

In questo modo viene bloccata la produzione ovarica  di estradiolo (che avviene nella prima fase del ciclo mestruale, altrimenti detta follicolare), l’ovulazione (che normalmente avviene attorno al 14° giorno del ciclo mestruale) e la produzione di progesterone, l’altro ormone ovarico che viene prodotto nella seconda fase del ciclo mestruale, altrimenti detta luteinica.

Ovviamente, per garantire un totale blocco della funzionalità ovarica e quindi la sicurezza contraccettiva la pillola anticoncezionale deve essere normalmente assunta per tre settimane al mese, onde permettere la comparsa della mestruazione nella quarta settimana. La pillola, inibendo la funzionalità ovarica, blocca anche quella piccola quota di testosterone (l’ormone principale maschile) che viene prodotta dalle ovaie. Quando il testosterone è normale, garantisce un desiderio sessuale normale (la cosiddetta libido), mentre quando è eccessivo può causare aumento dei peli, acne e caduta di capelli.

In minima parte poi, la pillola inibisce quella piccolissima quota di androgeni deboli (che poi si trasformano in testosterone) prodotti dalle ghiandole surrenali. Da questo si comprende come il calo della libido e, più in generale, un lieve stato depressivo ne sono effetti collaterali frequenti. La pillola comunque non influenza l’attività tiroidea quando invece un’alterata funzionalità della tiroide può condizionare e modificare il ciclo mestruale. In ogni caso, anche la donna che assume farmaci per la tiroide può tranquillamente utilizzare la pillola.

Quello che non dovrebbe accadere è la prescrizione indiscriminata della pillola nelle donne in amenorrea, cioè che non hanno le mestruazioni da più di tre mesi: in questi casi è necessario capire il perchè il ciclo mestruale sia interrotto, fare una diagnosi corretta e poi prescrivere l’adeguata terapia (che può anche non essere la pillola). A tal proposito ricordo che una frequente causa di amenorrea è l’aumento della prolattina, peraltro curabile con molta facilità da farmaci specifici.

In generale possiamo dire che la pillola viene tollerata bene, può essere assunta per anni (sempre che non esistano controindicazioni legate ad alterata coagulazione del sangue o a gravi patologie organiche) e, alla sua sospensione, la normale funzionalità delle ovaie riprende in maniera del tutto fisiologica.

 

dott. Alessandro Purinan

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Alessandro Purinan

Laureato in Medicina nel 1987 e specializzato in Endocrinologia nel 1990. Dal 1988 al 1991 ha lavorato nell'ambito della sanità Militare in qualità di Ufficiale Medico e dal 1992, dopo alcune esperienze professionali nella Medicina generale, è endocrinologo a 360 gradi. Si occupa di patologie ipofisarie, tiroidee, surrenaliche e ovviamente gonadiche (sia nell'uomo che nella donna).


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