Figli indipendenti, genitori felici in 5 passi

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Figli indipendenti, genitori felici in 5 passi

Figli indipendenti, genitori felici in 5 passi

Indipendenza: un concetto complesso

Il tema di oggi pone una domanda assai complessa, in quanto dipende molto dalle dinamiche createsi nel corso del tempo tra i vari membri della famiglia ed il significato associato a questo termine.

Mi spiego meglio.

Il concetto di indipendenza è estremamente soggettivo, in quanto risente sia delle spinte culturali attuali, che delle esperienze passate di ciascun genitore. Non è detto, quindi, che i genitori abbiano una visione univoca e condivisa sull'argomento.  Inoltre, può essere che la loro visione cozzi con quella di altri genitori, insegnati, adulti di riferimento o con i messaggi mediatici che impregnano la quotidianità.

Sicuramente, è un valore che va coltivato e trasmesso fin dalla prima infanzia, in modo graduale e proporzionale alle capacità e possibilità dei bambini. Infatti, un adolescente che non è stato abituato ad essere indipendente nella gestione della propria quotidianità (nello svolgere i compiti, nell'organizzarsi le attività extracurricolari, nelle faccende domestiche, etc.), non lo diverrà "dall'oggi al domani", su esigenza del genitore.

 

Figlio indipendente: cosa si cela dietro questo termine?

I segreti e l'autonomia dalle figure genitoriali


Facciamo un passo indietro e domandiamoci: cosa significa per un genitore rendere il proprio figlio indipendente?

Secondo il dizionario della lingua italiana, l'indipendenza rappresenta la "libertà di agire secondo il proprio giudizio e la propria volontà, essere autonomi".

Rendere indipendente un figlio può comportare, quindi, la nascita di molte preoccupazioni e titubanze nei genitori, alcune veritiere altre meno. Ad esempio:

  • egli può pensare di esercitare un minor controllo ed influenza sul comportamento e suo modo di pensare del proprio figlio e, quindi, di lasciarlo in balia di altre influenze negative;

  • può temere di essere meno "presente" nella gestione delle attività quotidiane scolastiche ed extrascolastiche e, quindi, di sentirsi meno "coinvolto" nella sua vita;

  • può sentirsi poco "utile" e temere di essere una figura di riferimento importante.


In generale, favorire l'indipendenza del proprio figlio implica dargli fiducia ed incentivare lo sviluppo delle sue abilità, capacità di pensiero critico e spirito d'iniziativa, mettendo in secondo piano le proprie aspettative idealistiche di genitore. È importante, inoltre, tenere presente che, non scegliere al posto del figlio o controllare al 100% la sua vita, non significa essere un genitore assente o incapace ad esercitare questa funzione.

 

Comportamenti ed atteggiamenti efficaci

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Arriviamo, dunque, al nocciolo della questione. Quali sono i comportamenti e gli atteggiamenti efficaci per favorire l'indipendenza del proprio figlio?

Vediamone alcuni:

  1. Credere nelle sue capacità. Sembra una frase scontata, ma in realtà può essere di difficile applicazione. Ad esempio, se il genitore seguirà sempre il figlio nello svolgimento dei compiti, il messaggio che rischia di passare è "non ce la puoi fare da solo" oppure "per fare questo esercizio hai necessariamente bisogno di me". Non aiutarlo, quindi, in ogni singola attività, ma solo se esplicitamente richiesta dal ragazzo, può essere una valida strategia per trasmettergli questo messaggio.

  2. Incentivare un suo pensiero critico. È importante che il genitore non trasmetta continuamente dei "pensieri forti" su una tematica (giudizi, critiche, etc.), ma che si ponga in un'ottica di dialogo e confronto, chiedendo sempre al figlio che cosa ne pensa, anche sulle questioni più semplici e quotidiane. Questo, infatti, permette al bambino di sviluppare un proprio pensiero, a partire da aspetti concreti della propria vita.

  3. Stimolare la sua autonomia. Anche in questo caso, l'autonomia del bambino può essere incentivata a partire da diverse attività (chiaramente con la supervisione di un adulto nel caso in cui sia molto piccolo). Ad esempio, nel gioco (non giocare sempre con lui, ma lasciarlo svolgere delle attività in solitudine), nel modo di vestirsi (chiedere al proprio figlio che maglietta ha piacere di indossare), nella scelta di un libro (non proporlo a priori, ma sceglierlo insieme).

  4. Non risolvere al suo posto le sue problematiche. È importante ascoltare le difficoltà del proprio figlio, ma è bene lasciarlo trovare una soluzione da solo, consigliandolo e condividendo le proprie perplessità, ma lasciando a lui l'ultima decisione.

  5. Lasciare che si organizzi le sue attività in autonomia. Questo è fondamentale, in quanto solo sbagliando o dimenticandosi di svolgere una determinata attività scolastica o extrascolastica, potrà rendersi conto se ha calibrato bene le sue energie nel programmarsi la settimana.


 

dott.ssa Giulia Parise

 

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About Author

Mi sono laureata in Psicologia Clinica a Padova nel 2014, attualmente mi occupo di ricerca ed informazione su tematiche inerenti ai Death Studies, lutto e fine vita. Nel mio lavoro cerco di conciliare la scientificità propria della formazione con la potenzialità espressiva e creativa dell'arte, con lo scopo di favorire l'elaborazione di un pensiero critico e professionale.

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