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Stepchild adoption. Che cosa significa?

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È la parola straniera più ripetuta dell’ultima settimana, nonché un argomento scottante che appassiona, infiamma e divide. Ma cos’è esattamente la stepchild adoption?

stepchildPartiamo dalla traduzione: significa adozione del figlio del partner e non è un’invenzione del Ddl Cirinnà (il disegno di legge che disciplina le convivenze, comprese le unioni civili per le coppie omosessuali, di cui tanto si parla in questi giorni). Questa possibilità esiste in Italia fin dal 1983 e permette l’adozione del figlio del partner nei casi in cui corrisponde all’interesse del minore, con il consenso del genitore biologico e del minore stesso se maggiore di 14 anni (in ogni caso può esprimere la propria opinione se ha tra i 12 e i 14 anni). L’adozione non è automatica, ma dev’essere autorizzata dal Tribunale dei minori, che valuta l’idoneità affettiva, la capacità educativa, la situazione personale ed economica, la salute e l’ambiente familiare del richiedente l’adozione.

Fino al 2007 la stepchild adoption era riservata alle coppie regolarmente sposate; in seguito questa possibilità è stata estesa anche ai conviventi eterosessuali nei casi specifici in cui risultava nell’interesse del minore che al rapporto affettivo di fatto corrispondesse anche un rapporto giuridico, consistente in diritti e doveri.

Nel 2014 e nel 2015 hanno fatto scalpore due sentenze del Tribunale per i minorenni di Roma, il quale ha sancito che l’orientamento sessuale dell’adottante non può essere un ostacolo alla stepchild adoption. In entrambi i casi il Tribunale ha verificato che la convivente della madre biologica non solo aveva consolidato un forte legame affettivo con il minore, ma aveva anche tutti i requisiti per essere un buon genitore sotto il profilo giuridico, dal momento che lo era già nella vita di tutti i giorni.

L’articolo 5 del disegno di legge Cirinnà prevede in sostanza l’applicazione generale di questa pratica che è già prevista dalla legge e di fatto è già in atto in alcuni tribunali. Questo significa che se il Ddl verrà approvato sarà possibile chiedere l’adozione del figlio biologico del partner secondo le regole già in vigore: sarà necessario il consenso del genitore biologico e sarà il Tribunale dei minori a stabilire in ciascun caso se l’adottante è idoneo e se l’adozione corrisponde all’interesse del figlio.

Sfatiamo quindi alcune convinzioni errate, frutto della disinformazione o della distorsione (voluta?) delle informazioni:

  • chi si oppone all’articolo 5 proponendo misure alternative, come l’affido forzato del minore, non vuole bloccare l’introduzione di una nuova legge, bensì impedire alle coppie omosessuali di usufruire di una legge già esistente;
  • la misura non ha nulla a che vedere con l’utero in affitto, ma è semplicemente volta a tutelare le famiglie di fatto e in cui i legami affettivi sono intensi e stabili;
  • ricordiamo infine che questa legge è pensata per tutelare in primis i minori, e solo in un secondo momento la coppia di fatto. Il genitore adottivo, infatti, non solo acquisisce diritti, ma soprattutto doveri nei confronti del minore convivente, come ad esempio il mantenimento nel caso di scomparsa del genitore biologico.

 




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